lunedì 5 ottobre 2026

Angine de Poitrine - Vol. II (2026)

Alla fine non potevo non recensire gli Angine de Poitrine, i quali, come saprete se non vivete sotto una roccia, hanno spopolato e sono diventati estremamente virali su internet per almeno un paio di mesi, e di questi tempi un paio di mesi sono praticamente un decennio. Me li ha fatti conoscere il mio buon amico Mark un pomeriggio noioso in cui stavamo surfando video su youtube; mi disse: "Questi sicuramente li conosci se non vivi su Marte" e lì mise il famoso video della sessione live per la KEXP. Io però vivo su Marte, specialmente per quanto riguarda i social media, da cui mi tengo ben distante, quindi quel video non lo avevo mai visto e chiaramente rimasi folgorato. Persino la mia compagna li conosceva, essendosi imbattuta in alcuni reel su TikTok (si chiamano reel quelli su TikTok?), lei che ascolta funk, R'n'B ed electro-pop. Un paio di settimane dopo un altro mio amico mi manda un fotomontaggio trovato sui social del duo canadese che suona in un locale nei Sassi di Matera. Diffusione capillare è dir poco.
Gli Angine de Poitrine sono un duo rock sperimentale mascherato proveniente da Saguenay, in Quebec. In Vol. II, Khn de Poitrine e Klek de Poitrine combinano accordature insolite, ritmi complessi, riff pesanti e loop elettronici per creare una musica che risulta al contempo singolare e sorprendentemente energica. I loro brani sono prevalentemente strumentali, ma non per questo freddi o di difficile approccio: la band costruisce idee musicali articolate attorno a schemi ripetitivi incisivi e a un chiaro senso di slancio propulsivo. Il risultato è una musica capace di conquistare gli appassionati di progressive e math rock senza richiedere all'ascoltatore una conoscenza pregressa di questi generi.

Pubblicato in modo indipendente il 3 aprile 2026, Vol. II comprende sei tracce per una durata complessiva di circa 37 minuti. L'album segue Vol. 1 del 2024, ma arriva in un momento molto diverso per il gruppo: all'inizio del 2026, come detto, gli Angine de Poitrine erano diventati un fenomeno virale online grazie a una sessione per KEXP registrata al festival Trans Musicales di Rennes, in Francia. Secondo KEXP, la sessione ha totalizzato oltre 7,5 milioni di visualizzazioni su YouTube e 6 milioni su Instagram nel giro di due mesi. I video hanno fatto conoscere a un vasto pubblico l'estetica immediatamente riconoscibile del duo: abbigliamento coordinato a pois bianchi e neri, maschere oversize in cartapesta e una disposizione degli strumenti che ricorda tanto il teatro sperimentale quanto un concerto rock tradizionale. L'identità visiva è memorabile, ma non avrebbe lo stesso impatto senza la musica. Khn suona uno strumento personalizzato a doppio manico che gli consente di passare dalla chitarra al basso e alle parti in loop nel corso di un brano. Lo strumento utilizza anche i microtoni: note che si collocano tra quelle standard presenti nella maggior parte degli strumenti occidentali. Non è necessario conoscere la teoria musicale per percepirne l'effetto: le linee di chitarra appaiono spesso leggermente alterate, instabili o insolite, come se un riff familiare fosse stato spostato di qualche grado fuori asse. La batteria di Klek conferisce struttura a quelle idee. Invece di limitarsi ad accompagnare la chitarra, egli reindirizza i brani attraverso accenti improvvisi, rapidi fill e ritmi ripetuti che rendono tangibili e fisiche le complesse trame del duo. Questa combinazione spiega perché la musica della band funzioni meglio di quanto l'etichetta "rock sperimentale" possa far pensare. Il termine "sperimentale" può suggerire distacco o astrazione, come se l'obiettivo fosse ammirare un'idea ingegnosa restando a distanza. Gli Angine de Poitrine operano in modo diverso: i loro brani sono ricchi di sonorità insolite e ritmi irregolari, ma puntano al movimento. I passaggi migliori sembrano concepiti per far annuire la testa, per scatenarsi o semplicemente per seguire un riff mentre si evolve in forme inaspettate. Gran parte di Vol. II si fonda sulla ripetizione, ma non intesa come pigrizia compositiva: il duo ripete una frase finché l'ascoltatore non vi prende confidenza, per poi modificarne leggermente ritmo, timbro o enfasi. Quando la struttura cambia, è ormai così familiare che l'elemento sorpresa viene percepito con chiarezza.
"Fabienk" mette subito in chiaro questo metodo. L'apertura è densa: incisive frasi di chitarra si susseguono in rapide raffiche, il basso si muove al di sotto e la batteria sembra contrapporsi alla chitarra anziché adagiarsi su un ritmo scontato. Nei primi minuti, il brano possiede quell'energia nervosa tipica del rock progressivo; in seguito, si fa più sciolto e ballabile, con un groove che la critica ha definito più funk e diretto. Questo è uno dei punti di forza dell'album: gli Angine de Poitrine sanno iniziare con una musica apparentemente ostica, per poi rivelare gradualmente la semplice logica fisica che vi è celata. Il brano offre inoltre uno degli esempi più lampanti dell'ironia del duo. Verso la fine, i due intonano il nome del loro manager, "Sebastian", con voci acute ed effettate. È un gesto assurdo, ma voluto: un momento che spezza qualsiasi tentazione di interpretare il brano come una mera esibizione di virtuosismo tecnico. Gli Angine de Poitrine sono musicisti abili, ma smorzano costantemente la propria solennità ricorrendo a voci buffe, suoni esagerati o bizzarre divagazioni. La loro musica possiede l'intensità di un progetto rock serio, eppure la band non dà mai l'impressione che una musica intensa debba necessariamente essere priva di ironia. “Mata Zyklek” rallenta il ritmo senza però rendere l'album più pacato. Le linee di chitarra sono più ariose e l'atmosfera è più cupa, caratterizzata da una vena psichedelica che offre maggior respiro alla sonorità microtonale. Invece di passare freneticamente da un'idea musicale all'altra, il duo lascia che la tensione si accumuli. Il fascino del brano risiede proprio in quel senso di inquietudine: evoca qualcosa di familiare (un riff, un ritmo rock, un passaggio strumentale potente) per poi far percepire quell'elemento noto come leggermente fuori asse. “Sarniezz”, il brano più breve dell’album, offre un contrasto più netto. Arriva rapidamente al suo nucleo centrale, variando continuamente i dettagli di contorno. Il motivo principale del brano sale e scende in modo che può disorientare al primo ascolto, ma che diventa memorabile grazie alla ripetizione. Diverse recensioni ne hanno sottolineato il groove potente e i rapidi cambi di ritmo: una caratteristica appropriata, trattandosi di una dimostrazione sintetica di ciò che gli Angine de Poitrine sanno fare meglio. Richiedono un certo impegno all'ascoltatore, ma lo ripagano adeguatamente: una volta che il ritmo ingrana, il brano non appare più complicato, bensì inevitabile. È nella parte centrale di Vol. II che emerge con maggiore evidenza la vena ludica della band. “Utzp” esordisce con un ritmo che ricorda una polka veloce e sghemba: un genere di musica da ballo solitamente associato a fisarmoniche e feste di paese piuttosto che a chitarre distorte. Il paragone può sembrare assurdo, ma è un'assurdità voluta. Il duo prende una figura ritmica quasi comica e la immerge in sonorità chitarristiche sempre più pesanti, trasformandola in un ibrido che spazia tra musica da luna park, rock psichedelico e metal. Una recensione definisce efficacemente il brano come un’esplosione di “polka-funk distorto”. Il merito della band sta nel non far mai percepire il pezzo come una semplice trovata estemporanea: lo spunto iniziale diventa il motore di un autentico crescendo di energia. “Yor Zarad” è un brano più pesante e austero. Si apre con un motivo di chitarra ripetuto che trasmette tensione, poiché le note non cadono dove l'orecchio si aspetterebbe. Invece di correre verso la risoluzione, il duo mantiene la frase musicale abbastanza a lungo da renderla quasi opprimente. Quando finalmente il brano si apre, lo fa con un tema hard rock verso la metà della traccia. Questo cambio di passo conferisce peso al brano: non è solo veloce o tecnico, ma trasmette un senso di compimento. In un disco ricco di movimenti vivaci e frenetici, “Yor Zarad” dimostra che gli Angine de Poitrine sanno anche conferire alla loro musica una dimensione potente e cupa. “Angor”, il brano conclusivo, racchiude molte delle caratteristiche dell'album in un'ultima, articolata dichiarazione sonora. Il brano inizia in modo più pacato rispetto a molte delle tracce precedenti, lasciando che l'intreccio chitarristico si sviluppi prima dell'ingresso del riff vero e proprio. Quando il pezzo si fa più pesante, non abbandona quell'inquietudine che caratterizza l'intero disco; al contrario, la amplifica. Il finale rivela una band che non si limita ad accostare effetti bizzarri, ma che sta imparando a plasmarli per creare un'esperienza d'ascolto più ricca e coesa.
L'immagine pubblica dei due musicisti rischia di far passare in secondo piano questa precisione. Le maschere, i costumi e gli pseudonimi surreali potrebbero inizialmente far pensare a una trovata pensata per il web, soprattutto dopo la grande diffusione del video per KEXP. Tuttavia, la scelta dell'anonimato nasce da motivazioni più prosaiche. Nel 2019, i musicisti avevano già suonato in un locale di Saguenay con un altro progetto e temevano che una seconda esibizione non avrebbe attirato pubblico. Così crearono un nuovo nome, indossarono maschere e body painting e suonarono come se fossero una band distinta. Quello che era nato come uno scherzo si è poi trasformato in un'identità duratura. Le maschere hanno anche permesso al duo di tenere separata la vita privata dall'attività della band. Una scelta rivelatasi sempre più utile man mano che la loro notorietà cresceva: gli Angine de Poitrine possono godere di una certa fama senza essere riconoscibili nella vita di tutti i giorni. La loro identità anonima trasforma ogni esibizione in una piccola performance teatrale, preservando al contempo il confine tra il personaggio di scena e la persona reale. In un'epoca in cui ci si aspetta spesso che i musicisti trasformino ogni aspetto della propria vita in materiale promozionale, questa separazione appare una scelta insolitamente consapevole. Anche l'origine dei loro nomi d'arte è tutt'altro che seria. A quanto pare, Khn e Klek nacquero inizialmente come alter ego per un progetto free-jazz di breve durata, con Khn al sassofono e Klek alla batteria. Questa storia è significativa perché rivela lo spirito alla base degli Angine de Poitrine: la band non è nata da un concetto solenne o da una strategia di marketing, ma è scaturita da scherzi interni, dall'improvvisazione nella scena locale e dalla volontà di portare avanti un'idea divertente. La chitarra a doppio manico di Khn segue la stessa logica. Lo strumento fu scelto inizialmente anche perché, come disse il musicista, avrebbe avuto un aspetto "da paura". Tuttavia, è diventato fondamentale per lo stile di arrangiamento della band. Grazie a un musicista in grado di gestire linee di basso, riff di chitarra e stratificazioni in loop, il duo riesce a creare la densità sonora di un gruppo più numeroso senza perdere l'immediatezza dell'interazione tra due persone. Lo strumento ha una natura teatrale, ma non si riduce a puro spettacolo fine a se stesso: è uno strumento pratico che rende possibile la loro musica. Quella teatralità concreta è l'elemento centrale di Vol. II. L'assurdità visiva della band non distoglie l'attenzione dalle canzoni, bensì prepara l'ascoltatore ad accoglierle. Un gruppo che sale sul palco indossando maschere di cartapesta e abiti a pois segnala subito che la serietà convenzionale del rock non è l'obiettivo. Tale libertà permette agli Angine de Poitrine di introdurre ritmi complessi e note insolite senza che sembrino un esercizio scolastico; l'ascoltatore è invitato a godersi la stranezza piuttosto che a decifrarla. L'album presenta comunque dei limiti. La produzione è asciutta e immediata, e spesso colloca chitarra, basso, batteria e loop in uno spazio angusto e saturo. Questa immediatezza si sposa bene con la musica, ma rischia anche di far perdere i confini tra i singoli brani. Il medesimo timbro chitarristico rapido e l'approccio ritmico irrequieto ricorrono in tutto il disco; a volte la band sembra voler introdurre una nuova idea prima ancora che quella precedente si sia pienamente sviluppata. Chi predilige brani strutturati con strofe, ritornelli e aperture melodiche ben definiti potrebbe trovare Vol. II estenuante anziché entusiasmante. Eppure, è proprio quell'intensità a rendere unico l'album. Gli Angine de Poitrine non ricorrono ad accordature insolite o ritmi complessi per dimostrare di essere più intelligenti del loro pubblico, bensì per far sì che la musica rock oscilli, proceda a scatti, trovi improvvisamente la quadra e, talvolta, diventi divertente. Vol. II funziona perché trasforma la perizia tecnica in personalità.
Dietro le maschere, le note dissonanti e le strutture complesse si cela un concetto semplice: una musica insolita può comunque risultare immediata, fisica e divertente.