lunedì 29 settembre 2008

Faveravola - La contea dei cento castagni (2007)

Quando si ascolta per la prima volta questo album si rimane sbigottiti dall'aura retrò che lo permea, sembra davvero un album prog anni '70, e invece è appena dello scorso anno. L'effetto è ovviamente voluto e direi riuscito. I Faveravola sono musicisti che negli anni '70 facevano parte di varie band progressive e che ora hanno deciso di formare insieme un gruppo che richiami quei suoni vintage a loro, e anche a me, così cari. Si tratta di Giancarlo Nicorelli alle tastiere, Consuelo Marcon al violino, Alessandro Bonotto alla chitarra acustica, Adriano Durighetto al basso, Paolo Coltro a batteria e percussioni, Gianluca Tassi alla chitarra elettrica, Franco Violo alla voce, Tiziana Carraro alla voce e Luca Boldrin al flauto. La Contea dei cento castagni è un lavoro tipicamente italiano, assomiglia a tanti altri album progressivi italiani, ma è molto ben curato, molto ispirato, ha qualcosa in più della media. L'atmosfera è calma, pastorale, in un paio di canzoni la chitarra è elettrica, predominano piano ed organo arricchiti dal violino e da un dolcissimo flauto, responsabile di quel tocco in più di cui parlavo prima. Lo stile è a metà fra folk quasi medievale, si narra infatti di contee, elfi e cavalieri, e prog sinfonico; risultano canzoni spesso orecchiabili e melodiche. Tutto l'album è molto omogeneo, le canzoni si assomigliano fra loro ed è come sospeso in un mondo antico, fantasy, che comunica grazia e serenità tramite un sound romantico e caldo. Sono 12 tracce e si comincia con L'antefatto in cui la voce è inizialmente narrante e in seguito comincia a cantare, il flauto fa subito capolino a dare manforte alle tastiere che dominano il brano. Le canzoni sono spesso così strutturate: basso e batteria definiscono il ritmo e non si lasciano mai andare ad intrusioni nella melodia, le tastiere e la voce disegnano la melodia, mentre chitarra, flauto o violino fanno da voce aggiunta, in pratica. Le tracce seguenti sono Lo specchio, intimista e malinconico, e la Contea dei cento castagni, sempre sulla stessa linea, melodie interessantissime. Poi viene La foresta degli elfi alati, più hard, trascinata da organo e chitarra elettrica. L'incontro torna su atmosfere più calme, con la voce femminile a supportare quella maschile, è un altro episodio pop breve ed intenso. Il sogno è malinconica e triste, organo e voce in primo piano, la melodia sempre stupenda. La piana dei Temoli del Livenza vede la presenza di Aldo Tagliapietra delle Orme che duetta con Franco, torna la parte narrata su una base eterea su cui si innesta un flauto ipnotico che rende il brano irresistibile. Lo scontro è un'altra traccia più pesante rispetto allo standard del disco, il ritornello è indovinatissimo e orecchiabile, altro brano ben riuscito. Danza di Messer Reale e Madonna Fantasia è una breve traccia pop con ancora la voce femminile su quella maschile, sembra quasi una canzone di De André per melodia e arrangiamento. Leggenda della foglia della vita e del vento, Neorinascimento e Strada ai confini di... sono i brani conclusivi che nulla aggiungono al disco ma di certo non ne abbassano il livello. Complimenti ai musicisti, un album bellissimo in tempi in cui il prog non ha di certo un tornaconto commerciale.

lunedì 22 settembre 2008

le Orme - Felona e Sorona (1973)

Siamo al capolavoro delle Orme e uno dei migliori album del prog italiano. Il lavoro più ambizioso e riuscito delle Orme, il più progressivo, il più elaborato, il più complicato. Felona e Sorona è un
concept album composto da 9 tracce conseguenziali che narrano di due pianeti (Felona e Sorona) contrapposti e complementari, alla felicità e alla luce di uno corrisponde l'infelicità e il buio dell'altro, trovano l'equilibrio per una frazione di secondo finché la contrapposizione non ricomincia, e così per sempre. Una chiara allegoria dei rapporti umani. Quindi il gruppo veneziano si confronta per la prima volta con un concept, non più semplici testi pop ma liriche elaborate e correlate, spesso sublimi, alcuni brani sono vere e proprie poesie. Anche la musica diviene più complessa, pur mantenendo i caratteri dolci e melodici tipici del gruppo. Le atmosfere sono un alternarsi di brani ariosi e luminosi e canzoni cupe e opprimenti, proprio a rappresentare le diverse situazioni che vivono i due pianeti, il risultato è meraviglioso. L'opening è Sospesi nell'incredibile, il brano più lungo e una delle migliori prog song della nostra produzione: trascinata dalle tastiere con una leggera chitarra ritmica di sottofondo, l'atmosfera è tesa e i testi sublimi, nella parte centrale Toni si lascia andare alla psichedelia con anche un breve solo di batteria a chiudere il brano. Dopodiché comincia, anzi si incastra, una delle canzoni pop più belle della storia della musica italiana: Felona è un breve brano semplice e maestoso, la melodia è unica, i testi emozionanti, irripetibile. La solitudine di chi protegge il mondo è un intermezzo breve per voce e piano ad introdurre il brano seguente, molto dolce e commovente. L'equilibrio è un altro brano elaborato, più veloce ed aggressivo, con synth e basso protagonisti: dopo la parte cantata il gruppo si lascia andare in una cavalcata quasi jazz in cui Toni si diverte con più tastiere e conclude in maniera dolcissima ed inaspettata. Sorona è un pezzo breve e cupo, si contrappone così a Felona che invece è molto arioso e rassicurante, prevalgono suoni bassi e testi apocalittici. Attesa inerte continua con la narrazione di ciò che sta accadendo su Sorona, quindi ancora atmosfere tetre e volutamente prive di grazia, il brano si fa più complesso e contorto. Ritratto di un mattino e All'infuori del tempo cambiano totalmente registro: i due pianeti hanno raggiunto l'equilibrio quindi su entrambi vige ora serenità e pace, i suoni si fanno luminosi ed eterei, il sintetizzatore lascia il posto alla chitarra acustica di Aldo, la melodia è dolcissima, il prog si fa sinfonico. Ma l'equilibrio dura poco e uno dei due pianeti ritorna nel caos per il gran finale: Ritorno al nulla è il brano più aggressivo e rapido dell'album, è una fuga lunga e psichedelica, barocca, hard rock, che impegna parecchio i tre musicisti in un finale impressionante. L'album è stato anche pubblicato sul mercato inglese con testi tradotti da Peter Hammill e con discreto successo. E' la summa della produzione delle Orme, non riusciranno mai più a creare un suond così articolato e un risultato così impeccabile, anche se il livello delle loro pubblicazioni è sempre molto elevato. Ho anche questo disco in vinile originale.

mercoledì 17 settembre 2008

Jethro Tull

I Jethro Tull sono un gruppo ormai classico della storia del rock, qualunque rockettaro che si rispetti si imbatte in loro, per la loro lunghissima discografia e per la loro capacità di spaziare fra diversi generi. I Jethro Tull hanno attraversato varie fasi musicali durante la loro carriera, fra queste c'è ovviamente la fase progressiva, giunta inizialmente per caso, per allinearsi con la musica in voga in quel periodo; in seguito è stata una scelta più consapevole, più pianificata, ed infine abbandonata. Leader indiscusso dei Tull e unico membro ad essere nel gruppo dall'inizio alla fine, che non è ancora arrivata, è uno scozzese di Edimburgo, Ian Anderson, genio eclettico, spontaneo, prolifico e completamente privo di preparazione classica, kitsch in certi frangenti. Nel 1967 a Londra incontra i suoi futuri compagni di squadra, Mick Abrahams, chitarrista innamorato del blues, Glen Cornick al basso e Clive Bunker alla batteria, mentre Ian canta, suona tastiere, chitarra e soprattutto il flauto, strumento che usa in maniera solista, ed è il primo ad avere questa idea. I quattro decidono di chiamarsi come l'inventore della mietitrebbia e incidono il primo album This was, ancora molto blues, ma con pezzi molto molto interessanti, che lasciano intravvedere la fluidità posseduta da Ian in fase di composizione, come dimostra la stupenda A song for Jeffrey. Il carisma di Anderson si scontra chiaramente con qualunque altra figura nel gruppo che abbia una forte personalità, nella fattispecie Mick Abrahams lascia a questo punto i Tull perchè non d'accordo con Ian sulla strada da intraprendere. Mick infatti è troppo intrippato col blues e va a fondare i Blodwyn Pig, gruppo discreto di cui consiglio l'ascolto di Ahead rings out. Ian invece sta cercando un nuovo sound e sostituisce il chitarrista con Martin Barre, persona molto mite e fedele che ancora oggi è al suo fianco, dopo aver scartato Toni Iommi che andrà nei Black Sabbath. Il nuovo album si intitola Stand Up e vede un'evoluzione dello stile verso sonorità folk e hard, senza perdere la matrice blues che accomuna i musicisti. Questo lavoro contiene le bellissime A Christmas song, Love story e la pacchiana Bouree, composizione di Bach rifatta in chiave folk-blues dal flauto di Anderson accompagnato solo dal basso e una leggera percussione, episodio più tamarro che altro, ma apprezzo l'inventiva e il coraggio del leader. Costui comincia a diventare famoso nei circuiti rock, sia per la passione, l'animosità che mostra sul palco, sia per certe prese di posizione controcorrente. Infatti in pieno periodo figli dei fiori egli biasima l'uso di droghe e non vuole nel suo gruppo gente che ne abusa, per questo la formazione subirà parecchi cambi. Non solo, è anche critico nei confronti della rivoluzione sessantottina in corso in quel momento storico e i suoi testi spesso esprimono con ironia queste idee. Nel 1970 Glen Cornick viene allontanato dal gruppo per le sue continue avventure con le groupies (che palle quell'Anderson) e al suo posto entra Jeffrey Hammond, inoltre viene ingaggiato un tastierista di ruolo, John Evan, che aveva già ruotato nell'orbita della band. Viene così realizzato Benefit, simile al precedente, non particolarmente interessante se rapportato alla prima fase del gruppo, la più prolifica ed originale. L'anno seguente è l'anno di grazia per i Tull: pubblicano Aqualung, album più famoso e probabilmente più bello, che li consacra a livello mondiale. Il suono qui diventa più aspro, più aggressivo, più hard, mentre il tema tratta di religione, è un involontario concept religioso. Involontario perché, per ammissione di Anderson stesso, non era stato pianificato così, ma alla fine tutte le canzoni parlano di religione, di cosa ne pensa il cantante della religione. Ovviamente la sua visione è molto dissacrante e si scaglia contro l'ipocrisia e il lusso del clero. L'album contiene la bellissima My god, oltre ad Aqualung e Locomotive breath, altri cavalli di battaglia. La band è ormai pronta per il primo tour mondiale ma deve rinunciare a Clive Bunker, che si sposa e preferisce rimanere a Londra. Al suo posto entra Barry Barlow e con questa nuova line-up viene realizzato Thick as a brick, prima opera volontariamente progressiva e concept. Infatti finora tracce di progressive erano riconoscibili, almeno da Stand up in poi, ma erano appunto solo tracce. Thick as a brick è invece una lunga suite che copre per intero le due facciate del vinile, il suono è ancora molto hard, però è evidente il tentativo di aderire alla moda progressiva vigente. Ascoltare una canzone lunga 40 minuti alla fine è abbastanza esasperante, quindi il mio consiglio è trovare una versione dal vivo, dove di solito la restringono in 20 minuti, molto meglio. La copertina dell'album è la prima pagina di un giornale che riporta notizie completamente inverosimili, mentre i testi sono sottilmente non-sense. L'obiettivo di Ian è infatti prendere in giro gli artisti progressivi realizzando un'opera essa stessa progressiva, e i testi sono semplicemente la trasposizione umoristica dei testi poetici ed astratti delle prog band. Del 1972 è A passion play, opera prog stavolta seria, ancora composta da un'unica traccia per tutto l'LP. Stavolta i risultati non sono dei migliori, è un album a tratti ascoltabile, a tratti piacevole, a tratti irritante, nel complesso mediocre. Anche il pubblico rimane deluso da questa svolta seriosa della creatura di Anderson. Da questo momento in poi la band abbandona il prog per tornare inizialmente al folk, poi ad un redditizio pop-rock, senza disprezzare spolverate di elettronica durante gli anni 80. La formazione subisce numerosi e continui cambi, ma la band è oggi ancora attiva, l'ultimo album pubblicato è del 2003 e porta il numero di album in studio a 23. Non ho avuto voglia di ascoltare tutta la loro sconfinata discografia, mi sono fermato sul finire degli anni '70, comunque i primi album fino a Thick as a brick sono parecchio belli, in ogni caso listo i brani che mi hanno particolarmente colpito. I Jethro Tull sono stati e sono tuttora uno dei gruppi principali dell'universo del rock, apprezzabili per coerenza, impegno ed ispirazione. Ho Aqualung in vinile originale e li ho visti a Bergamo nel 2009.

thick as a brick (live)
bungle in the jungle
my god
stormy monday blues
jack-a-lynn
wind up
jeffery goes to leicester square
wond'ring aloud
wond'ring again
to cry you a song
skating away on the thin ice
life is a long song
locomotive breath
aqualung
mother goose
crosseyed mary
teacher
living in the past
nothing is easy
bouree
a new day yesterday
a christmas song
beggar's farm
a song for jeffrey
sweet dream
part of the machine
love story
we used to know
look into the sun
back to the family
singing all day

lunedì 15 settembre 2008

Immigrati in Italia

Ieri mattina a Milano è stato ucciso un ragazzo diciannovenne. Era di colore ma era italiano, nato e vissuto in Italia, è stato ucciso con una sprangata alla testa. Dopo aver passato la notte in giro con gli amici era finito in un bar alle 7 del mattino per fare colazione, malauguratamente ha avuto l'idea di rubare un pacco di biscotti, è stato visto dai proprietari, inseguito e picchiato. I due proprietari gli hanno dato una mazzata in testa e l'hanno lasciato a sanguinare sul marciapiede, senza prestargli soccorso o almeno avvertire un'ambulanza. Si sono difesi dicendo che pensavano che avesse rubato l'incasso, ma se così fosse come mai non gli hanno frugato nelle tasche per riprendersi il maltolto o non hanno avvertito la polizia per la denuncia? Poi asseriscono che se fosse stato un ragazzo bianco avrebbero reagito allo stesso modo. Complimenti. Ovviamente non credo ad una parola di quello che hanno detto, se fosse stato un ragazzo bianco e ben vestito col cazzo che lo inseguivano e picchiavano per la strada, poteva essere il figlio di qualche persona importante, ma anche se fosse stato semplicemente bianco, visto come si vestono i giovani d'oggi. Il ragazzo è morto sul colpo, chissà cosa gli era passato per la testa in quel momento, è descritto da tutti come un bravissimo ragazzo che non beveva, non fumava, aveva un lavoro e una ragazza. Ovviamente. A me questi particolari non interessano, poteva essere un trafficante di armi e cocaina, la gente non si ammazza per la strada come una bestia. Il problema è che qui in Italia l'integrazione razziale non è mai avvenuta, gli stranieri vivono nei ghetti, fanno i peggiori lavori, sono trattati come bestie da tutti, è inutile dire che qui in Italia non siamo razzisti, la gente vede gli stranieri con diffidenza, lo vedo tutti i giorni. Anche gente adulta, con istruzione e cultura, i miei colleghi ad esempio, hanno parecchi pregiudizi sugli extra comunitari, sarà che qui li hanno sempre visti come una minaccia per il loro lavoro, la loro città, le loro donne. Il nostro paese trarrebbe parecchio giovamento dagli stranieri, è questo che la gente non capisce, se li si regolarizzasse, cioè se le modalità di regolarizzazione fossero più leggere e non le tipiche procedure di burocralandia, se pagassero le tasse, se avessero condizioni di vita migliori sarebbe un vantaggio per tutti. Se c'è qualche straniero che sclera ogni tanto è perchè vivono ai margini, sono poveri circondati da gente ricca, e nonostante i loro sforzi questa società e questo sistema impedisce loro di migliorare la propria condizione. Mi incazzerei di brutto anch'io. Come se ciò non bastasse appena sgarrano un minimo vengono ammazzati senza pietà. Seguirò questa vicenda e voglio vedere se i due commercianti avranno ciò che si meritano, ma ne dubito. Paese del cazzo.