domenica 18 gennaio 2015

Altre 20 canzoni prog delle quali non potrete piu' fare a meno

Ankh - The Trick (da Expect Unexpected, 2003): Band polacca dal suond particolare e testi in lingua madre, pubblicano tre discreti album negli anni '90 e l'ultimo nel 2003; la loro produzione finisce con un live a Rio nel 2007, probabilmente il disco che meglio sintetizza quanto di buono fatto da questi musicisti. Michal Pastuszka suona chitarra e tastiere, Piotr Krzeminski canta e suona la chitarra, Krzysztof Szmidt e' bassista e tastierista, Adam Rain e' il batterista: i quattro utilizzano bene arie crimsoniane, elettronica e un po' di punk/rock per creare uno stile unico, dark e sinfonico allo stesso tempo, sempre melodico e catchy. Da scoprire.

Arti e Mestieri - Gravita' (da Tilt - Immagini per un Orecchio, 1974): Gruppo storico del jazz/rock italiano, nelle sue fila hanno militato il batterista Furio Chirico, proveniente dai Trip, il tastierista Beppe Crovella ed il chitarrista Gigi Venegoni, che al termine di quest'esperienza formera' i Venegoni & Co., oltre al bassista Marco Gallesi, il violinista Giovanni Vigliar ed il sassofonista Arturo Vitale. Non vado pazzo per il jazz/prog, pero' il contributo che questa band ha dato alla definizione del genere a livello europeo e' innegabile, i loro primi due album (Tilt del '74 e Giro Di Valzer Per Domani del '75) sono dei capolavori di genere. Il loro e' uno stile incentrato su una fusion infuocata, basata sulle evoluzioni di violino e chitarra ed un solido quanto funambolico drumming. Sono ancora in attivita' e puo' capitare di beccarli dal vivo.

Atlantis Philharmonic - Fly-The-Night (da Atlantis Philarmonic, 1974): Uno dei primi esempi di prog americano, la band di Cleveland era formata unicamente dal batterista Royce Gibson e dal polistrumentista Joe DiFazio. Il loro unico album mostra una serie di influenze delle piu' disparate, ma tutte comunque sottogeneri del prog: dal sinfonico al jazz, dal tastieristico all'hard, il tutto condito da un sano tocco di pop tipicamente americano. Un album molto riuscito che consiglio caldamente, questa canzone in particolare e' bellissima. DiFazio si e' successivamente laureato in informatica e lavora attualmente come programmatore.

Atomic Rooster
Atomic Rooster - Death Walks Behind You (da Death Walks Behind You, 1971): Band proveniente dall'underground inglese ma salita alla ribalta dopo un paio di album per lo stile originale al tempo, che per la prima volta proponeva elementi che sarebbero poi sfociati nella nascita del dark progressive. Formazione a tre elementi, il leader e tastierista Vincent Crane la fonda nel 1969 dopo essere uscito dal Crazy World of Arthur Brown, dal quale porta con se' il diciottenne batterista Carl Palmer, unito al bassista e cantante Nick Graham. Niente chitarra dunque (almeno inizialmente), poca melodia, zero sinfonismi, ma tanto hard rock e virtuosismi tastieristici, atmosfere gotiche e spettrali, arie inquietanti, testi ispirati alla letteratura mistico-sepolcrale. Il gallo atomico fa il botto e raggiunge la notorieta' con il secondo album, il migliore del repertorio, Death Walks Behind You dal quale la title-track e' qui proposta come loro brano piu' riuscito. Palmer aveva gia' raggiunto gli Emerson, Lake & Palmer a quel punto, sostituito da Paul Hammond, cosi' come Graham, rilevato invece da John Cann dagli Andromeda, vero e proprio autore del salto di qualita' del suond, anche grazie all'introduzione della chitarra. Album intero consigliatissimo, ma questa canzone e' un piccolo gioiello del dark prog piu' necrofilo.

Beardfish - Until You Comply Including Entropy (da Destined Solitaire, 2009): Formidabile combo dalla Svezia, i Beardfish sono oggi una realta' della scena prog piu' alternativa, eclettica e moderna. Dovrebbero pubblicare l'ottavo album quest'anno, a me sono piaciuti moltissimo i due Sleeping In Traffic (Part One del del 2007 e Part Two del 2008), e Destined Solitaire del 2009 dal quale questo brano e' estratto. I Beardfish sono Rikard Sjöblom che canta e suona le tastiere, il chitarrista David Zackrisson, il bassista Robert Hansen ed il batterista Magnus Östgren. Il loro sound si discosta dal prog piu' convenzionale per il tipico andamento altalenante, o ottovolantenante, delle loro tracce, che fanno su e giu' senza posa, in un turbinio di atmosfere diverse e di sentimenti contrastanti, tempi irregolari e toni cangianti. Questa canzone in 15 minuti mostra tutta la loro bravura e l'ampio spettro musicale che i quattro svedesi riescono a coprire. Una band che merita molta attenzione.

Chroma Key - S.O.S. (da Dead Air for Radios, 1998): I Chroma Key sono una creazione del tastierista, che qui si cimenta anche al canto, Kevin Moore, talento puro prima nei Dream Theater, con i quali contribuisce, tra gli altri, al meraviglioso Images & Words, e poi nei Fates Warning del capolavoro A Pleasant Shade of Gray. Dai Fates Warning chiama gli amici Mark Zonder (batteria) e Joey Vera (basso), completando la formazione con il chitarrista Jason Anderson, e dando alle stampe cinque album in totale, con il debutto Dead Air for Radios, seguito da You Go Now nel 2000, album dei quali val la pena dare un ascolto. Lontano dalle atmosfere prog-metal delle due band menzionate, il suono dei Chroma Key puo' risultare freddo e distante a tratti, ma e' questo il marchio di fabbrica della band di New York, che affida le proprie fortune alle evoluzioni pianistiche di Kevin coadiuvate dall'impeccabile flusso sonoro degli altri e da una produzione perfetta che rende il suono cristallino e pulito, inconfondibile. Ad un'analisi piu' attenta i brevi brani che caratterizzano la produzione Chroma Key, dal punto dei vista dei testi, sono intime poesie struggenti, cariche di sincerita' e passione, in netto contrasto con lo stile spaziale ma melodico dei quattro musicisti. A mio parere questo e' il loro brano migliore, emozionante, lirico, decadente.

D'AccorD - Mr. Moonlight (da III, 2013): Gruppo norvegese non ancora affermatosi a livello internazionale, sono comunque abbastanza famosi in patria. Dopo due album di affinamento degli strumenti nel 2009 e 2011, il terzo album mostra molta piu' maturita' e potrebbe essere l'occasione per farsi conoscere da un pubblico piu' vasto se sara' confermato da un successore all'altezza. Al di la' del prog classico suonato dai sei scandinavi (Daniel Maage a voce e flauto, Årstein Tislevoll a tastiere, chitarra e violino, Fredrik Horn a tastiere e sassofono, Stig Sund alla chitarra, Martin Sjøen al basso e Bjarte Rossehaug alla batteria), cio' che stupisce dei D'AccorD e' la loro abilita' nel proporre brani frizzanti, orecchiabili, non troppo complicati ma aperti alle evoluzioni, basati sulle due chitarre ma incorporanti gli altri strumenti per ampliare lo spettro sonoro. Una band interessante di sicuro. Questo brano e' un piccolo capolavoro semplice e ficcante.

Dialeto - We Got It All (da Chromatic Freedom, 2010): Sono un ricercatore maniacale e meticoloso, vado pazzo nello spulciare le discografie delle band piu' underground di tutti i paesi del mondo, di ogni periodo. Mille volte le mie aspettative vengono frustrate dalla qualita' dei gruppi che se non sono famosi un motivo ci sara', ma quelle pochissime volte in cui scopro gemme nascoste ripagano per tutto il tempo impiegato. Alcune band non sono famose per ragioni non legate alla qualita' della loro musica. I Dialeto per esempio, brasiliani di Sao Paulo (citta' incredibile che ho visitato un paio di anni fa), hanno scritto la maggior parte del loro materiale negli anni '80 e suonato in giro per i pub, ma non sono mai riusciti a pubblicare nulla per la scarsita' delle loro finanze e per la dispersivita' del panorama musicale di un paese cosi' grande, dove la musica mainstream e' ben diversa dal prog, e soprattutto dall'heavy prog suonato dai nostri. Tuttavia oggigiorno e' davvero semplice registrare un album e renderlo disponibile al pubblico, ecco perche' i Dialeto hanno deciso di registrare il loro materiale storico e pubblicarlo in tre album usciti nel 2008, 2010 e 2013. Il cantante e chitarrista Nelson Coelho con il bassista Andrei Ivanovic ed il batterista Miguel Angel propone un prog pesante, che si affida molto alle solide linee del basso ed alla chitarra quasi doom, a creare atmosfere asfittiche ed opprimenti. Questa canzone ne e' un chiaro esempio, lenta, inquetante ed ossessiva nel suo incedere, con un testo sprezzante che recita "We got it all, we got it, whatever. We got it all, we got it, we're so clever. We wasted it all."

Gargamel - Below the Water (da Watch For The Umbles, 2006): Altra band norvegese semisconosciuta, i Gargamel hanno pubblicato solo due album nel 2006 e 2009, caratterizzati da uno stile molto crimsoniano nei toni della chitarra, calda ed avvolgente, e nelle atmosfere, scure e decadenti, con in piu' l'uso del violoncello che rende tutto piu' greve e solenne. Watch For the Umbles e' a mio parere un album da ascoltare assolutamente, e questa traccia e', sempre a mio parere, la migliore del lotto. I Gargamel sono Jon Hansen alla chitarra, Bjorn Andersen alle tastiere, Geir Tornes al basso, Morten Tornes alla batteria, Tom Uglebakken a voce, chitarra e flauto, e Leif Hjlmen al violoncello.

Gong - Radio Gnome Invisible (da Flying Teapot, 1973): Aflieri dello space rock, inventori del Canterbury sound, i Gong sono stati un pezzo di storia della musica inglese e influentissimi nello sviluppo del rock in generale. Guidati dallo stravagante australiano Daevid Allen, rappresentano uno dei lati piu' genuini e spontanei del prog, dai loro esperimenti prendera' spunto la scena psichedelica e space come anche la scuola di Canterbury. Non a caso Daevid fa anche parte del primissimo nucleo dei Soft Machine, inoltre prendono parte alla registrazione del primo album dei Gong, Banana Moon (1971) Robert Wyatt e Nick Evans. Allen lascera' la band nel 1975, e da quel punto in poi il percussionista Pierre Moerlen ne assumera' il comando per dedicarsi ad un insipido jazz rock. Il primo album non e' altro che un insieme di nastri di improvvisazioni free, psichedeliche e lisergiche, mentre il secondo, Camembert Electrique (1971) tenta di essere piu' omogeneo, pero' si respira ancora un'atmosfera anarchica da figli dei fiori in acido. Ottenuto un contratto con la Virgin, il gruppo da' alle stampe la trilogia Radio Gnome Invisible: Flying Teapot nel '73, Angel's Egg ancora nel '73 ed infine You nel '74, punte piu' alte della loro ispirazione ed album di grande spessore. Formazione di rilievo, con Daevid Allen a voce e chitarra, Gilly Smith alla voce, Didier Malherbe al sax, il grandissimo chitarrista Steve Hillage, di cui consiglio l'ascolto dell'album Live Herald, il bassista Christian Tritsch ed il batterista Pip Pyle, incide tre album che anticipano molte tematiche new age: e' musica per stonati, carica di vibrazioni positive, esoterismo, erotismo, visioni mistiche, sesso e droga, gioia di vivere, muovendosi fra territori zappiani, psichedelia e proto-elettronica. La canzone che ho scelto e' secondo me la migliore, la dimostrazione di come il prog riesce ad essere anche scherzoso, allegro, buffo, sballato.

McOil
Häx Cel - Land of Dreams (da Zwai, 1971): Band di cui si sa pochissimo, durano pochi mesi e danno alle stampe un solo album per un'etichetta che sparira' di li' a poco. Abbastanza per entrare negli annali ed offire un grande esempio di rock sinfonico di matrice tedesca. Dieter Neumann e' il cantante e flautista, Achim Neubauer suona le tastiere, Michael Moebus il basso e Rainer Greffrath la batteria: questi quattro ragazzi fanno in tempo a regalarci un grande album, di cui questa e' a mio parere la miglior canzone.

McOil - All Our Hopes (da All Our Hopes, 1979): Altro gruppo tedesco sconosciuto, risultano attivi per una decina di anni ma pubblicano un solo album. Walter Utz canta e suona le tastiere, Norbert Kuhphahl e' il bassista, Karl Wild il chitarrista e Andy Tischmann il batterista. Propongono un prog duro e pesante, lento e malinconico, condotto solitamente dalla chitarra e con un cantato roco abbastanza raro in questi contesti. Meritevoli di un ascolto di sicuro.

Project Creation - Cheops (da Floating World, 2005): I Project Creation, capitanati dal chitarrista, bassista, batterista e cantante Hugo Flores, sono una band portoghese dedita ad un prog-metal molto soft e particolare, tendente allo space ed all'ambient, con molte tastiere e fiati, e doppia voce maschile/femminile. Il progetto vuole essere una trilogia che parla di un racconto fantascientifico circa la colonizzazione di un pianeta disabitato, trama che non suona particolarmente interessante ed infatti dopo una non entusiasmante parte prima nel 2005 da cui e' tratto questo brano, ed una peggiore parte seconda nel 2007, non e' stato ancora registrato il terzo capitolo. Stile piacevole e sufficientemente originale, purtroppo non e' stato ancora sviluppato a pieno dalla band che non ha ancora pubblicato un album convincente, pero' questa canzone mostra talento da vendere che aspetta solo di essere sfruttato nella giusta maniera.

Qoph - Vansinnet (da Kalejdoskopiska Aktiviteter, 1998): Prima canzone del primo album dei Qoph, combo svedese che propone un prog bello veloce ed incisivo, senza sbavature, conciso, hard con elementi spacey e suono basato sulla chitarra. Primo album in svedese, seguenti in inglese, il gruppo e' composto da Federico de Costa alla batteria, Robin Kvist alla voce, Filip Norman alla chitarra, Patrick Persson al basso e Jimmy Wahlsteen alla chitarra, nascono come psych blues trio senza la voce, improvvisando in giro, e l'impostazione e' rimasta, in seguito assumeranno un cantante per raggiungere una maggiore visibilita'.

Raven Sad - Stars (da Quoth, 2008): Progetto del cantante, chitarrista, tastierista e bassista toscano Samuele Santanna che, circondato da uno stuolo di amici, mette in pratica il suo ideale di musica, mischiando folk, psichedelia, ambient ed elettronica. E' un prog molto morbido, d'atmosfera, melodico e romantico. Il gruppo si assesta su elementi fissi in seguito e pubblica altri due album, dopo l'esordio Quoth da cui il mio pezzo preferito e' tratto, cioe' We Are Not Alone (2009) e Layers of Stratosphere (2011), album tutti interessanti ma non imprescindibili.

Shadow Circus - Radio People (da Welcome to the Freakroom, 2006)/Daddy's Gone (da On a Dark and Stormy Night, 2012): Promettente band americana, hanno pubblicato tre album molto carini ed orecchiabili ma ancora non sono riusciti a convincere del tutto. Infatti non riesco a scegliere una canzone che sia migliore delle altre, ne ho scelte due, una dal primo album ed una dall'ultimo. Pero' ci tengo a precisare che tutti e tre i lavori si assestano su un discreto livello, e scorrono piacevoli all'ascolto. La loro biografia e' molto affascinante: John Fontana e' un ragazzo che suonava pop e musica commerciale nei bar del New Jersey per racimolare qualche dollaro, ma e' in realta' innamorato del prog settantiano e registra dei demo di chitarra e tastiere per conto suo ispirati al prog sinfonico piu' classico, stile Genesis ed ELP. Il batterista che suonava spesso in giro con lui, Corey Folta, giudica il materiale molto valido ed insiste nel reclutare altri membri per formare una band. E qui accade che dopo aver prima trovato un cantante che proviene dal teatro come David Bobick, Fontana viene contattato dal bassista Matt Masek, ex violoncellista di conservatorio, e poi dal tastierista Zach Tenorio, enfant prodige dell'ambiente, spesso session man per giganti come Rick Wakeman, John Wetton, Tony Levin. Questo insieme di elementi, unito al gusto pop del leader Fontana, donano agli Shadow Circus un tocco unico, forse accostabile agli Asia. Brani quindi allegri, non lunghi ne' complicati, AOR, easy listening quanto basta e coinvolgenti. Sto ancora aspettando il disco della consacrazione.

Special Providence
Sky - Hotta (da Sky 2, 1980): Gli Sky del chitarrista classico John Williams godono dei servigi di Francis Monkman, ex tastierista dei Curved Air, per i primi due album, i migliori della loro produzione. Difatti questo brano e' tratto dal secondo dopo la nascita del gruppo nel 1978, pero' consiglio vivamente il live in Bremen del 1980, pubblicato pero' nel 2005, che meglio racconta il loro exploit iniziale. Infatti quando Francis Monkman abbandona, lo stile e la qualita' ne risentono parecchio ed il pubblico reagisce di conseguenza. Peccato perche' gli Sky sono stati la prima band rock a suonare alla Westminster Abbey, con tanto di diretta della BBC, ed il loro stile eclettico, basato sul prog ma semplificato per accontentare un pubblico piu' ampio, sembrava davvero una buona idea. John Williams, dopo aver registrato diversi album di musica classica, si cimenta nel suo primo approccio alla composizione rock, e chiama a se' Herbie Flowers, che suona basso e tuba, e Tristan Fry, che suona la batteria, i quali avevano suonato in tutti i suoi album precedenti. Monkman proveniente dal prog e Kevin Peek, chitarrista pop, completano una formazione poliedrica che mette, almeno inizialmente, il talento e l'esperienza di ognuno al servizio della composizione, che e' in queste prime fasi estremamente ispirata e varia. La band inglese, seguendo la moda degli '80, cerca di recuperare il prog riadattandolo allo stile musicale in voga nel periodo, quindi piu' semplice e scanzonato, disinteressato. Siamo di fronte a musicisti dotati ed esperti, che producono un suono cangiante ed ampio, grazie anche alla doppia chitarra acustica ed elettrica, con ottimi spunti ed idee individuali, il tutto sempre mantenendosi in territori facili all'ascolto.

Special Providence - Lazy Boy (da Soul Alert, 2012): Ci sono dei limiti alle contaminazioni che il prog puo' assumere? Apparentemente no, come dimostrano gli ungheresi Special Providence, con il loro metal aperto all'elettronica e persino alla dance. Basta ascoltare questo incredibile brano, Lazy Boy, tratto dal loro ultimo lavoro. Cséry Zoltán alle tastiere, Kertész Márton alla chitarra, Fehérvári Attila al basso e Markó Ádám alla batteria sono attesi al varco per un album finalmente conciso e convinto, dopo tre album piacevoli ma non all'altezza delle loro possibilita'.

String Driven Thing
String Driven Thing - Heartfeeder (da The Machine That Cried, 1973): Provenienti dall'underground inglese, gli String Driven Thing dei coniugi Chris (voce e chitarra) e Pauline (voce) Adams non hanno raggiunto la fama meritata all'epoca, ma soni stati riscoperti e ristampati in seguito. Il loro e' un prog estremamente dark e triste, cupo, amaro, dai toni disperati e foschi, trascinato dal lamento del violino di Graham Smith, dai ritmi ossessivi ed insistenti del bassista Colin Wilson e del batterista Billy Fairley, e dai testi angoscianti e desolati di Chris. Lo stesso Chris Adams entrera' nei Van Der Graaf Generator allo scioglimento della band, dopo cinque album all'attivo, nel 1976.

Tune - Confused (da Lucid Moments, 2011): Promettentissima band polacca, i Tune spiccano per l'uso della fisarmonica in un contesto prog metal decadente e pessimista. Un solo all'album per ora, ma spero in un seguito che sappia migliorare quanto di buono fatto sentire con questo esordio del 2011, da cui ho scelto Confused, brano intimista e disperato, lineare ed equilibrato, che sfoggia tutto il talento di Adam Hajzer (chitarra), Leszek Swoboda (basso), Janusz Kowalski (fisarmonica, tastiere), Wiktor Pogoda (batteria) e Jakub Krupski-Maria (voce). So che non mi deluderanno.

venerdì 14 novembre 2014

Quintorigo - Rospo (1999)

I Quintorigo sono stati una giovane promessa della musica italiana, un gruppo di ragazzi decisi a portare una ventata di aria nuova nello stantio e asfittico panorama pop italiano. Era il 1999 e il loro intento e' fallito miseramente. Una della rare apparizioni di gruppi progressivi sul palco di San Remo, i Quintorigo stupirono tutti per la singolarita' della proposta, completamente differente dalle tipiche canzonette stereotipate e plastificate abituali dell'Ariston, dal punto di vista dei testi, dell'approccio musicale, della strumentazione, tutto insomma. Rospo, il brano proposto, valse loro il premio della critica, e grandi furono i proclami delle riviste e trasmissioni specializzate, annunciatrici dei messia che avrebbero rivoluzionato lo scenario popolare italiano. Ero al liceo, possedevo una copia del cd in questione in quanto andavo in classe con uno dei pochi proprietari di un masterizzatore della mia piccola citta', e per un fortunatissimo caso costui era anche un musicista e appassionato di prog, che quindi mi passo' l'album. Frequentavo tanti musicisti in quel periodo, il clima che si creava in quei garage freddi, fumosi e puzzolenti era qualcosa di spettacolare; l'alcol, l'hashish, le ragazze, le prime esperienze in tutto, ovviamente era un periodo di grande entusiasmo, pero' ricordo che c'era sincera speranza e, perche' no, aspettativa, che quella apparizione aliena sanremese potesse davvero cambiare qualcosa. Forse eravamo troppo ingenui ed intrippati con il prog. Ad ogni modo, i Quintorigo tornarono a San Remo l'anno dopo, per un altro tentativo di colpo di stato, guadagnando un deludente premio per il miglior arrangiamento, e persero gradualmente popolarita' con il passare degli anni. Originari della Romagna, la band nasce nel 1992, ed ha dato alle stampe cinque album in totale, escludendo live, raccolte e tributi; il primo album, Rospo, e' sicuramente il migliore, ma anche il secondo, Grigio, merita certamente un ascolto. Da Grigio in poi, siamo nel 2000, il cantante John De Leo abbandona il gruppo, che prova a mantenere inalterato lo stile ingaggiando diversi cantanti nel corso degli anni ma con risultati molto lontani dai fasti dei primi due dischi. I cinque ragazzi si proponevano come educatori del palato musicale italiano, intendevano introdurre l'ascoltatore medio a generi di musica piu' educati, raffinati, come la classica ed il jazz, ma rivestiti di ritmi piu' assimilabili, melodie piu' immediate, per risultare piu' digeribili al rozzo ed ignorante ascoltatore italiano. Un pop colto, una canzone leggera raffinata, una musica popolare aulica, questo volevano essere i Quintorigo, e sulla carta funzionava alla stragrande, peccato che il primo disco non abbia venduto molto, il secondo ancora meno, il successo commerciale e la popolarita' non sono mai arrivati, ed il gruppo, demoralizzato, ha rinunciato ai propri obiettivi. Con uno schieramento di tre archi, Andrea Costa al violino, Stefano Costa al violoncello e Stefano Ricci al contrabbasso, piu' un fiato, Valentino Bianchi al sax, e la summenzionata voce, la band romagnola propone un interessantissimo pop acustico, privo delle percussioni ma scandito dal ritmo del contrabbasso e della voce di De Leo, vero maestro del genere, con gli altri strumenti ad impersonare il ruolo dei tipici strumenti rock come chitarra e tastiera. Inoltre il gruppo spazia fra vari generi, pur mantenendo i brani brevi ed in forma canzone, easy listening ed orecchiabili, come classica, jazz, funk, blues, presentando anche testi profondi, ironici, polemici, interpretati perfettamente da un grandissimo vocalist, che si ispira a demetrio Stratos e suo degno erede. Basta ammirare l'immensa prova sul palco dell'Ariston. Il berlusconismo rampante che stava facendo in quegli anni strage di neuroni e terra bruciata intorno ad essi tramite la disintegrazione della cultura e di qualunque cosa avesse una vaga aurea intellettuale di certo non ha aiutato i nostri amici, anche se francamente penso sia stato davvero da ingenui pensare di sgretolare cosi' un sistema granitico ed inespugnabile che esiste in Italia da anni e sempre esistera'. Se n'e' discusso tanto, Fabio Zuffanti ci ha anche scritto un libro, nel nostro paese avra' successo e si ascoltera' sempre un certo tipo di musica perche' e' quello che piace agli italiani, o almeno alla maggior parte di essi, ne' piu' ne' meno. I Quintorigo avrebbero dovuto accontentarsi del loro pubblico e fare la musica che sanno fare, ci sono tanti ammiratori innamorati dei loro primi album e che sono rimasti delusissimi nel veder precipitare cosi' un gruppo dal grandissimo potenziale e dallo stile unico. Ma poi chi sono io per dire cosa dovrebbe fare uno. Tornando all'album, la prima traccia, Kristo Si'! e' un funky di denuncia della religione, con John che ha un dio che non lo lascia ne' vivere ne' morire. Canzone trascinante, dal gran ritmo, originale e di impatto, maestosa la prova vocale. Si prosegue con Rospo, il brano di San Remo, e probabilmente miglior pezzo del disco. Le liriche innanzitutto, narranti di un rospo tramutato in uomo che pero' trova disgustoso l'ambiente in cui si trova ora, l'ipocrisia, la finzione, i meccanismi umani. E mi chiedo quanti degli spettatori che hanno assistito all'esibizione hanno colto il senso delle parole "moralita' formalita', disgusto, ipocrisia televisiva, conati". Musicalmente si tratta di una canzone molto melodica, pop, resa pero' particolare dall'utilizzo degli strumenti classici. La terza traccia, Nero Vivo, e' un attimino meno ariosa, piu' dark, ancora riuscitissima, ritmata, arricchita da un grande assolo di sax. Zapping, appena due minuti lunghezza, strumentale, spazia fra vari generi, classica, jazz e anche un po' di folk. Sogni o Bisogni e' un altro pezzo ispiratissimo, grande incedere strumentale, a meta' fra funk e soul, con la voce che trascina il brano ed una perfetta prova di tutti i musicisti. Tradimento e' piu' lenta, vagamente malinconica, condotta ora dalla voce ora dal sax, altro bel pezzo. Deus Heures De Soleil e' molto interessante: voce distorta, violino e violoncelli piu' aggressivi ed abrasivi nella strofa, toni ariosi e voce pulita nel ritornello, sicuramente un'altra delle tracce piu' riuscite del prodotto. Un'altra caratteristica della band in questione e' l'utilizzo di lingue diverse, soprattutto italiano, ma pure inglese e francese, anche nello stesso brano. Momento Morto e' piu' calmo, anche se non completamente rilassato, caratterizzato da un tappeto di archi su cui si innesta la voce di John, ed il violino suonato a mo' di chitarra elettrica nel ritornello. Il sax fa sempre un ottimo lavoro di ricamo e riempimento. Vi e' poi una cover di Heroes di David Bowie, completamente stravolta e reinterpretata dai nostri. In We Want Bianchi compare l'unica batteria, grazie all'ospite Roberto Gatto, che ne fa la canzone piu' rock del lotto: trascinata da intrecci di sax e violino, vagamente jazz e sudamericana, e' uno strumentale con il cantante che non parla ma vocalizza solo, ed e' uno spettacolo sentirlo usare l'ugola come uno strumento aggiunto. Chiude una versione dub di Kristo Si', particolarissima. Mi sembra doveroso chiudere il post con il video della loro esibizione in quel di San Remo, era il 1999, il declino della penisola italica era appena cominciato.

lunedì 20 ottobre 2014

Mars Hollow, King Crimson e altre cose

Un po' di tempo fa ho conosciuto un tizio ad una festa e dato che sono una persona estremamente interessante e carismatica, costui mi ha invitato al suo matrimonio che si e' svolto qualche settimana dopo. No, scherzo, non ho idea del perche' abbia voluto invitare me e Cynthia al suo matrimonio, immagino che semplicemente ci siamo capiti subito, ci siamo subito resi conto di avere parecchio in comune, come effettivamente e', non e' incredibile come con certe persone riesci subito a parlare ed essere te stesso e la conversazione scorre, mentre con altri proprio non si riesce ad imbastire uno straccio di dialogo? Ad ogni modo, nella sala da bowling dove abbiamo festeggiato c'erano ovviamente anche i suoi genitori e, fra una cosa e l'altra, viene fuori che suo padre suonava in una band prog, quindi non posso non andare a parlargli. Persona squisita e disponibile, mi dice di aver suonato nei Mars Hollow, band che effettivamente conosco, autori di un discreto prog sinfonico e due modesti ma dignitosi album fra il 2009 e il 2011. Lui e' John Baker, chitarrista e cantante, dallo stesso timbro vocale di Jon Anderson. Gli chiedo come mai la band si sia sciolta, e mi dice che gli altri membri del gruppo non hanno gradito il suo convogliare a nozze con Lisa LaRue, sua attuale consorte (che quindi va a presentarmi). A quel punto mi e' sembrato scortese chiedergli come mai ai suoi ex compagni di band non piaceva sua moglie (gli americani sono molto meno diretti rispetto a noi e molte delle domande che noi normalmente facciamo loro le considerano troppo personali), allora ho pensato di aspettare che fosse abbastanza ubriaco per potergli quindi fargli sputare il rospo, pero' poi e' andata a finire che mi sono ubriacato io e mi sono completamente dimenticato di tutta questa storia. Il giorno dopo, pero', mi e' tornata in mente e ho scoperto che Lisa LaRue e' persino piu' famosa di suo marito nell'ambiente, ha suonato sia come solista sia in una band, ha avuto come compagni di gruppo gente come Don Schiff, John Payne, Ryo Okumoto, ed e' stata insignita piu' volte del titolo di miglior artista nativa americana. Ma pochi giorni dopo il mio nuovo amico mi confessa che sua madre e' stata una sorta di groupie del mondo progressivo, ha vissuto in Inghilterra per molti anni ed e' stata la donna di molti rocker durante i '70, con una speciale predilezione per i tastieristi, e li' mi mostra una foto di una giovanissima Lisa con un gia' attempato Keith Emerson. Quindi per colpa di questa sua reputazione, che tra l'atro risale a piu' di 40 anni fa, i Mars Hollow non hanno preso bene la decisione del loro leader. Roba da matti.
Sono anche andato al concerto dei King Crimson a San Francisco. Tralasciero' la parte relativa all'esibizione, dico solo che grande e' stata l'emozione nel vedere la mia band preferita dal vivo, soprattutto perche' mai e poi mai ci avrei sperato. Sono state due ore intense ed emozionanti, uno dei migliori concerti che abbia mai visto dal punto di vista tecnico e qualitativo, una soddisfazione che raramente ho provato. Se ora Peter Gabriel si riunisse ai Genesis e partissero in tour, potrei davvero morire dopo averli visti, non c'e' altro che devo fare in questa vita. Vorrei invece parlare della citta' di San Francisco, che mi ha stupito molto in positivo. Le citta' americane sono solitamente costruite a misura di macchina, i mezzi pubblici scarseggiano e la gente si muove quindi in macchina: Kansas City e' cosi', ma anche Los Angeles, Atlanta, Miami, Philadelphia, ecc. In queste citta' non c'e' il classico "passeggio" che abbiamo noi in Italia, la gente non cammina e si rinchiude nei locali. Citta' invece piu' simili al modello europeo sono New York, Chicago, probabilmente Seattle, e San Francisco: qui gli spazi sono piu' ristretti, a misura d'uomo, le distanze sono percorribili a piedi, i mezzi pubblici numerosi e largamente utilizzati, la gente va in giro a piedi e fa serata per la strada. Chicago e New York sono molto care e fredde, invece San Francisco, pur cara, ha il clima ideale, temperatura primaverile costante tutto l'anno. Inoltre la marijuana e' legale per uso terapeutico, l'uso ricreativo e' vicino ad essere legalizzato, e non e' raro vedere qualcuno che si accende una canna nel bel mezzo del via vai del centro. E nessuno si ferma a giudicarti. Infatti sono rimasto molto colpito dall'apertura di pensiero degli abitanti di San Francisco, dal numero di influenze e culture che caratterizzano questa zona, dove una persona su tre e' di origine asiatica (ho un debole per le ragazze asiatiche), dal numero di coppie e famiglie miste, dall'omosessualita' non vista come un demone da estirpare ma piuttosto un campo su cui investire, dal numero di ristoranti etnici dei tipi piu' disparati, i piccoli negozi alimentari, completamente assenti dove vivo io, che vendono cibo di qualita' controllata, dal numero di diverse culture che incontri in giro, dal fatto che a nessuno fregava niente se il mio accento era diverso! E poi, l'incredibile fermento culturale, gente a diffondere volantini a sfondo politico e sociale ad ogni angolo, artisti di strada, e tante altre cose. La prima sera l'ho passata al museo della scienza: c'era il dj a mettere musica e barman in ogni dove a darti cocktail mentre osservavi ed imparavi le robe scientifiche. Incredibile. E poi sono andato in spiaggia, ho visto spiaggie bellissime e leoni marini, e scoperto che il nudismo e' tollerato sulle spiaggie della California, non c'e' neanche bisogno di separazioni perche' il corpo umano altro non e' che una cosa naturale, e ho scoperto che voglio imparare a fare il surf. Insomma, ho deciso che fra un anno, un anno e mezzo, mi trasferisco a San Francisco.

domenica 28 settembre 2014

Lamanaïf - L'Uomo Infinito (2012)

E' un mesetto che ascolto questo album ogni giorno, a volte due volte al giorno. Erano anni che non mi capitava una cosa del genere. L'Uomo Infinito e' un lavoro particolarissimo, originale, che mal si colloca persino nel filone progressivo. I Lamanaïf prendono dal progressive l'approccio, la maniera di concepire la musica, multisfaccettata, cangiante, aperta a mille influenze, inoltre la teatralita' del cantante Esteban Vidoz avvicina ancor di piu' la band veneta al filone prog. E finalmente un cantante all'altezza, che aggiunge molto al suono, quasi lo trascina con se', mancanza cronica delle band italiane. La musica dei Lamanaïf e' impetuosa, di grande impatto, i musicisti non si risparmiano e non temono di affrontare stili pesanti, diversi e difficili da digerire. Il lavoro svolto dalle corde, chitarra e basso, e' impressionante, la batteria e' precisa ed udibile, ma mensione a parte merita la voce mutevole, robusta, presente, duttile, di un grandissimo Esteban Vidoz, il cui nome e la perfetta cadenza italiana fanno pensare essere un italiano di seconda generazione, cosa che mi fa molto piacere. Purtroppo non sono riuscito a trovare informazioni sul suo conto, ed anche la biografia del gruppo e' praticamente irreperibile. Dicevo, lo stile del cantante e' sicuramente influenzato da quello di Mike Patton, del quale ricorda certi esperimenti vocali, soprattutto del periodo Mr. Bungle e Fantomas, e l'uso della voce come strumento aggiunto, nel senso che alcuni suoni sono proprio riprodotti dall'ugola di Esteban, e questo e' solo uno dei caratteri peculiari del disco. Infatti ci sono massiccie influenze crossover, Faith No More, ma anche Rage Against the Machine, insieme a stacchi nu-metal, punk e cori urlati; altre canzoni sono invece piu' inclini al post-rock, oserei dire ricordano qualcosa dei Ministri o anche Zen Circus. La componente prog e' da ricercare nell'hard italiano, soprattutto Biglietto per l'Inferno, ma e' molto vaga. Insomma, un connubio ideale di influenze piu' disparate che fanno la gioia di chi ama diversi stili, l'Uomo Infinito riesce ad essere molto fedele a questo ideale, presentando un lavoro conciso, senza sbavature, intenso, trascinante, da assaporare lentamente e con attenzione. E' un disco impegnato, che richiede numerosi ascolti, e che affronta temi difficili come i conflitti interiori, le maschere che ogni giorno indossiamo, il contrasto fra realta' ideale e realta' attuale, gli amori ossessivi e malati. L'obiettivo e' ambizioso ma la band mantiene le aspettative, sciorinando un sound fluido e scorrevole, senza momenti di tregua, con testi coinvolgenti e una grandissima prova del cantante che li rende ancora piu' carichi di pathos. Gli altri membri del gruppo sono Matteo Florian al basso, Simone Bianco alla chitarra e Simone Sossai alla batteria, davvero tutti bravissimi ed ispiratissimi. L'album e' diviso in dodici tracce tutte diverse fra loro, delle quali quindi val la pena fare una rapida rassegna. Si comincia con una intro, come da migliore tradizione: L'Ipnotico Salto e' un pezzo nervoso e breve per percussioni e chitarra distorta, si fa subito sul serio. La seconda traccia, Rane, sfocia naturalmente dalla intro ed e' il brano piu' prog, trascinato da un riff di chitarra hard che ricorda molto la tradizione italiana; impressione confermata dal tono e dallo stile della voce di Esteban. Brano bellissimo, rapido, pulito, energico. Chi a questo punto si aspetta che l'album continui su questi binari rimarra' letteralmente di stucco. Infatti il pezzo seguente, (In)Stabile e' molto vicino al punk, o comunque una qualche contaminazione post/punk, con una seconda voce, sempre impersonata da Esteban, che urla letteralmente. Ma il cantante ci regala un altro saggio della sua incredibile duttilita' nei due brani seguenti, Magnolia e la title track, contaminati da stili musicali come l'alternative o il post rock, stili ai quali il prog e' ancora poco avvezzo; canzoni romantiche, malinconiche, introspettive, cariche di significato. Hic et Nunc cambia ancora registro cominciando su binari punk e virando verso il crossover alla System of a Down nella parte centrale, con Esteban che quasi rappa per un attimo, e conclude come aveva cominciato in meno di tre minuti di canzone. Si prosegue con Girotondo, la traccia piu' lunga con i suoi sette minuti, brano mutevole, a tratti hard a tratti post, con un ritornello curioso in cui il cantante imita con la voce il rumore che fa il disco quando scratcha. Puzzle! e' un altro esempio della camaleonticita' dei Lamanaif, spaziando fra rock'n'roll, alternative, prog; tutto cio' rispecchiato nella parte vocale, dinamica e versatile. La seguente, Insonne, e' piu' romantica e decadente, triste, introspettiva, il ritmo cala per un attimo, ma la tensione e' viva, la drammaticita' e' forte nella parole e nei toni degli strumenti. Vi e' poi un breve pezzo, Un Amore Chirurgico, che introduce la canzone successiva, a porre ulteriore enfasi su quello che la band probabilmente reputa il loro brano migliore. E' un pezzo parlato inizialmente, e concluso da leggeri accenni strumentali, esprime l'irrequietezza ed il nervosismo che precedono un'esplosione emotiva. Infatti l'Amami raccoglie la tensione creata e la espande all'infinito, grazie all'atmosfera carica e densa resa dagli strumenti, e i testi che cantano di un rapporto morboso e tormentato, che si conclude nella peggior maniera. Si tratta sicuramente di una delle canzoni migliori del disco, ma non la mia preferita, in quanto forse un po' eccessiva, tirata, a mio modesto parere la band esagera un po' nella parte finale, forse si e' puntato un po' troppo su questo brano. Ma questo e' davvero l'unico difetto di un disco altrimenti impeccabile. L'ultima traccia, I/O, e' nettamente piu' prog, trascinata dal basso e con una batteria che pesta alla grande; forse la canzone piu' melodica del lotto, conclude in maniera perfetta un disco sorprendente. L'Uomo Infinito e' senza dubbio una delle migliori uscite nell'ambito del prog italiano, una piccola rivoluzione di genere, spero che la band si mantenga su questi livelli a lungo perche' hanno davvero tantissimo da dire.