venerdì 24 luglio 2020

Alberto Camerini - Cenerentola e il Pane Quotidiano (1976)

Profondamente permeato dagli umori musicali brasiliani, Alberto Camerini è diventato noto in Italia come l'Arlecchino elettronico, con successi easy-pop come "Rock'n'roll Robot" e "Tanz Bambolina". Ma la sua carriera, assai più complessa e multiforme, dalle sperimentazioni wave all'approdo ska-hardcore degli ultimi anni, è la parabola di una generazione.
Nato in Brasile in una famiglia italiana ebrea trasferitasi nel Paese sudamericano nel 1938 a seguito delle Leggi razziali promulgate dal fascismo, Alberto ad undici anni rientra in Italia. Dopo una prima band chiamata Sound, formata con Roberto Colombo al Liceo Beccaria di Milano, e la successiva Dreaming Bus Blues Band con un repertorio di blues psichedelico, Alberto Camerini forma Il Pacco di cui facevano parte Eugenio Finardi, Walter Calloni, Lucio Fabbri e Ricky Belloni. Contemporaneamente inizia l'attività di sessionman per la Dischi Ariston a Milano collaborando con vari musicisti, il primo dei quali è Claudio Rocchi nell'album Volo magico n. 1 (1971). Segue Simon Luca nel disco Per proteggere l'enorme Maria del 1971 e nel gruppo quasi omonimo (L'Enorme Maria), composto da Ricky Belloni, Eugenio Finardi e Fabio Treves fra gli altri. Sempre per la Ariston, come chitarrista, suona in album di Ornella Vanoni. In quel periodo partecipa anche all'album dell'Equipe 84 Dr. Jekyll e Mr. Hyde del 1973, inoltre collabora con gli Stormy Six di Franco Fabbri; nel 1974 suona con Patty Pravo nel disco Mai una signora e in tour in Spagna in compagnia di Roberto Colombo e Gigi Belloni. Nel 1975 partecipa come chitarrista e produttore al primo album Cramps di Eugenio Finardi Non gettate alcun oggetto dai finestrini. Alberto Camerini inizia la sua carriera solista cantando Bob Dylan nei folk club milanesi. Frequenta tra il '73 ed il '76 la redazione di Re Nudo di via Maroncelli e festival annessi, incluso quello del 1974 tenutosi al parco Lambro, con un nastro di musica elettronica: lì conosce Ivan Cattaneo, Franco Battiato, Ricky Gianco e gli Area. Entra in contatto con gli ambienti della sinistra extra-parlamentare universitaria milanese, dove vive l'esperienza della nascita delle prime radio private milanesi. Firmato un contratto con la Cramps, pubblica il suo primo singolo nel maggio del 1976, Pane quotidiano/In giro per le strade, seguito dopo pochi mesi dal suo primo album Cenerentola e il Pane Quotidiano, che evidenzia sonorità rock metropolitane con influssi della musica brasiliana: a suonare con Alberto sono Walter Calloni alla batteria, Hugh Bullen al basso, Paolo Franchini al basso, Massimo Villa al basso, Lucio Fabbri al violino, Patrizio Fariselli alle tastiere, Antonello Vitale alla batteria, Pepè Gagliardi al piano, mentre Alberto canta e suona la chitarra; a produrlo è chiamato Paolo Tofani. L'anno successivo pubblica Gelato metropolitano, un album più marcatamente acustico e vicino alle sonorità brasiliane, con tematiche politiche ed ambientaliste, prodotto da Ares Tavolazzi e Giulio Capiozzo. Nel 1978 chiude l'esperienza Cramps con l'album Comici cosmetici, lavoro di transizione (prodotto da Shel Shapiro) tra il vecchio ed il nuovo stile più marcatamente elettronico, in cui si avvertivano già le sonorità del nascente punk rock londinese ed influenze glam. Dopo la vendita della Cramps alla Philips, Camerini passa alla multinazionale CBS. I suoi successi arriveranno negli anni ottanta: nel 1980 viene pubblicato Alberto Camerini; il brano di punta, Skatenati, ispirato allo ska, è seguito da canzoni come Serenella, Il re di plastica ed altre ancora. Ma sarà l'anno successivo quello della grande esplosione con il brano dal titolo Rock'n'roll robot. Tratto da Rudy e Rita, sarà il singolo che spianerà a Camerini la strada per la vetta della classifica: da qui avranno origine l'immagine dell'Arlecchino elettronico, il trucco glam, le vendite da disco d'oro, le apparizioni televisive e una tournée. Il personaggio di Arlecchino, il linguaggio comico, le tematiche sul cibo, la mimica sul palco da rock star a la David Bowie e Freddie Mercury, il gusto delle trovate sceniche (manichini sul palco, scritte al neon) sono tutti tratti comuni ad altri artisti italiani e artisti stranieri che Camerini porta sul palco delle sue tournée in quel periodo. Per il suo stile diventa insieme ad altri colleghi esponente della musica elettronica degli anni ottanta. Il successo viene bissato l'anno dopo con l'album Rockmantico, top ten nelle classifiche di vendita, comprensivo del singolo Tanz bambolina (1982) e di Maccheroni elettronici e Fanatico di Rock'n'roll. Il nuovo LP, nel 1988, fu Angeli in blue jeans, nel quale vengono abbandonate le tastiere e le drum-machines di Rockmantico. Nel 1995 Camerini riesce a realizzare un cd per la Duck Record: Dove l'arcobaleno arriva, influenzato dalla musica brasiliana. Nel 2001 pubblica l'album Cyberclown col gruppo punk degli Skidsoplastix, inaugurando la nascita dell'etichetta indipendente 316 records e uno stile di nuovo rock punk elettronico. Nel passaggio dalla disco music al punk rimangono però le tematiche favolistiche che avevano contraddistinto la sua naturale ispirazione. L'esperienza di Cyberclown lo porterà nel 2005 a rinnovare la collaborazione con gli Skidsoplastix con l'uscita dell'album Kids Wanna Rock dove Camerini riesce a realizzare quelle sonorità punk americane che aveva solo sfiorato nel precedente Cyberclown. È stato di ispirazione per altri noti artisti italiani contemporanei e successivi, come Morgan, i Bluvertigo e gli Eiffel65. È stato quindi un punto fermo per tutti gli altri artisti italiani synth pop degli anni successivi essendo stato uno dei primi italiani a trasformare le sue composizioni punk e rock'n'roll in musica elettronica (in questo senso molto simile a Franco Battiato) come testimoniato da cover, live, interviste e collaborazioni. In alcune interviste ha dichiarato di aver sofferto di depressione, uno dei motivi per cui non ha proseguito la ribalta del successo. Camerini ha spiegato di aver voluto unire Arlecchino, la maschera della commedia dell'arte italiana, alla cultura rockabilly, il tutto rivisitato in chiave moderna con la tematica dell'alienazione digitale della società occidentale degli anni ottanta, precisando di aver scelto questo personaggio in quanto maschera che rappresenta più fedelmente se stesso. Resta il fatto, certo, che Camerini in questo mondo che evolve verso il nulla virtuale, verso la vittoria dei mass-media, dell'informatica e della televisione, ci sguazzi divertito, ai lati, ridicolizzando se stesso e la società tutta, a partire dal basso, dai valori, dai principi, dalle tradizioni, dai luoghi comuni, dai falsi miti. Ed è anche facendo uso di prodotti artificiali che il moderno Arlecchino riesce nel suo intento dissacrante e ci mostra come, in mezzo al grande pasticcio dei nostri tempi, nel gigantesco ristorante, fra gli sfarzi e le ricchezze inutili, fra i succulenti e svariati cibi che sempre fanno capolino nei testi delle canzoni e che, ancora una volta, fungono da simboli in un sistema di simboli, ecco che compaiono elementi destabilizzanti come il "pane quotidiano", il "gelato metropolitano", i "maccheroni elettronici", "l'amica che dà tanta allegria con i suoi vestiti bianchi e i suoi sorrisi colorati"…
La caratteristica principale di Cenerentola e il Pane Quotidiano è la presenza di musicisti fuoriclasse che creano un irresistibile suono metropolitano e nervoso, con il nostro a far faville con la sua chitarra. Le canzoni si muovono tra la disillusione tipica della seconda metà dei ’70 e una forte vena ironica (vedi Tv baby, con le sue critiche al mondo televisivo) e polemica (Cenerentola, a fine disco, su una lavoratrice sfruttata che di notte si trasforma in prostituta). Camerini stava provando a regalare alla nostra musica il lasciapassare d'accesso verso qualcosa di epocale, proponendo con inventiva e bravura fuori dal comune ritmi e sonorità (il punk e lo ska prima di lui nel Belpaese non si sapeva neanche che roba fossero) che da noi si sarebbero imposti solo più tardi, accompagnati dai solenni squilli di tromba che la critica "di un certo livello" dedicherà poi a questo o quell'artista solo perché il suo nome e cognome suonava più straniero di un altro. Qualcuno magari cominciava ad averne già abbastanza di questi cantantucoli che, in tutti i modi, cercavano di apparire scomodi e il più possibile "diversi", infarcendo i loro testi di "roba" proibita: le lamette tagliavene della Rettore, il malcelato travestitismo di Renato Zero, le bollicine e il fegato spappolato di Vasco Rossi. E, in mezzo a loro proprio lui, Alberto Camerini, con la sua "Droga (aiutami dottore)", il suo "Pane quotidiano", le sue bizzarre filastrocche, la rivisitazione in chiave anfetaminica dei grandi classici della fiaba (Cenerentola in questo disco, e qualche LP più avanti, Alice nel Paese delle Meraviglie che, guarda caso, fa rima con pastiglie), la polemica fanciullesca contro i simboli del progresso, "La straordinaria storia della televisione (a colori)" e, sempre per restare in tema, la bellissima "Tv Baby". Ma forse è proprio questa l’identificazione più azzeccata di Alberto Camerini: un bambino. Che, in quanto tale, è legittimato a parlare di tutto, tanto gli adulti non gli danno retta. Trattandolo, anzi, come una sorta di alieno; ascoltatevi, per averne riprova, "La ballata dell’invasione degli extraterrestri", semmai ridendo dell’evidente assurdità delle cose che dice, proprio perché è un bambino immaturo che un giorno crescerà. Camerini, invece, era già grande allora, in quel 1976 di Cenerentola e il pane quotidiano: acido e cattivo quanto basta, e proprio per questo tremendamente incompreso. Uno con le sue idee in America sarebbe esploso al 100%. Anche in Italia, in verità, avrebbe potuto, magari scendendo a patti con il commerciale, ma Alberto non è caduto nella trappola. Di fronte all’alternativa, neanche certa, di avere qualche soldo in più, ma senz'altro meno dignità professionale, lui ha detto "no, grazie". Ed ha preferito rimanere com'era. Un bambino immaturo che un giorno crescerà. "Sono nato nel sole di un paese grande - racconta - che libero forse non è stato mai, un paese grande, di gente felice, di grandi foreste e di grandi città…" Per cui ecco che all'elettronica, ai sintetizzatori, all'elettricità degli strumenti, alla forma-canzone tipicamente rock, Camerini aggiunge samba, danze Catira degli indios, percussioni marimba, saudade, liturgia macumba, l'afoxe di Bahia e tutti i generi che compongono quell'eterogeneo melting pot di una nazione grande, molto particolare, in cui si sono assimilate influenze di tutte le popolazioni, in cui hanno convissuto il voodoo, il condomblè, le leggende dei pirati e cercatori d'oro, le orchestre dei musicisti jazz (la bossanova) ecc.
Camerini è un personaggio laterale, dinamico, non imprigionabile in clichè, e dal suo gioco di simboli, ne esce non-simbolo. Forse un robot, forse Arlecchino, forse un extraterrestre, forse semplicemente un cantautore trasformista, forse un pazzo, forse un buffone, ma, di certo, fra tutti questi "forse", rimane di lui un'immagine scivolosa, che non si fa acciuffare e che, in questo grande teatro, vi entra solo per un motivo: per spogliarlo e deriderlo, rimanendone a lato. Ancora oggi lo si può rintracciare nei più disparati rifugi, strimpellare con la chitarra acustica antiche canzoni settecentesche, lontane melodie mediterranee intrise di melodramma e psichedelia, oppure samba e antiche canzoni popolari brasiliane di protesta. E' perfino facile, ultimamente, scovarlo sui palchi di fumosi centri sociali, sostenuto dai più "arrabbiati" estremisti della triste scena hardcore italiana, alle prese con il punk più sbracato o con smaliziate canzoncine ska. La sua attuale band, gli Skidsoplastix, è formata, oltre che da un fine chitarrista jazz, da un bassista proveniente dal combo dei Punkreas e dall'ex batterista dei Pornoriviste, oscuri figuri dimostratisi pronti, in ogni caso, a "sporcarsi le mani" per questo Grande Vecchio, riconoscendogli, fra le altre cose, di essere stato uno fra i primi a pasticciare con il punk in Italia e di essere stato uno fra i primi, se non proprio il primo, in questo caso, a introdurvi lo ska. Uno dei limiti, se vogliamo, è rintracciabile proprio nella discontinuità: a guardar bene, infatti, quasi nessuno dei suoi album convince da capo a fondo. Perennemente instabile, spesso sopra le righe, durante la sua trentennale carriera Camerini ha sempre affiancato a canzoni straordinarie altrettanti pezzi non riusciti, a volte (forse) pretenziosi, a volte (forse) troppo deboli o incompiuti. A mio parere il suo esordio concept e prog è pero' il suo lavoro piu' riuscito.

lunedì 4 maggio 2020

#andratuttobene

L’epidemia che stiamo vivendo non è frutto del caso: essa è figlia di una serie di fattori che l’umanità più consapevole e preparata denuncia da tempo. La distruzione degli ecosistemi naturali, l’estinzione di massa di decine di migliaia di specie, la crescita esponenziale e incontrollata della popolazione, il sovraffollamento, la deforestazione. Modifichiamo il clima di intere aree geografiche causando morie di specie ed esodi di massa di altre. Cancelliamo millenni di evoluzione della vita per far posto a noi e ai nostri animali addomesticati. Alleviamo decine di miliardi di bovini, suini, ovini, polli, riempiendoli di antibiotici e cibo spazzatura, per portarli in tempo record ai mattatoi, magari dall’altra parte del mondo. Li facciamo vivere in ambienti squallidi e promiscui, dove entrano in contatto con specie selvatiche, ormai prive di habitat, portatori di quei virus che mutando arrivano poi fino a noi. La zoonosi è ogni giorno dietro l’angolo. E la colpa non è certo di pipistrelli, scimmie e maiali. La colpa è della nostra cultura antropologica di riferimento. Dell’antropocentrismo eretto a religione globale, dell’organizzazione sociale verticistica e inefficiente, del modello economico vigente che premia l’accaparramento personale a discapito dell’interesse collettivo. Tutto questo avviene perché una parte della specie possa continuare ad accumulare profitti e potere. Violiamo ogni angolo della Terra e miliardi di esseri umani non hanno nemmeno risorse di base come acqua potabile e cibo. Distruggiamo la vita ovunque per avere accesso ad alcuni beni di consumo inutili, che paghiamo con la precarietà economica ed esistenziale, l’assenza di servizi fondamentali, il disagio psicologico perenne. Violentiamo la biodiversità costruita in millenni e poi non abbiamo nemmeno le risorse materiali e sanitarie per affrontare le crisi che provochiamo, dato che il profitto scaturito da tale scempio lo utilizziamo per alimentare guerre, sfruttamento e povertà. Una società umana efficiente avrebbe prima rimosso le cause che potevano portare alla pandemia. Sarebbe poi intervenuta energicamente contro il primo focolaio, e infine avrebbe predisposto da tempo strutture adeguate ad affrontare l’emergenza. Invece noi passiamo le giornate a ripeterci che #andratuttobene mentre le persone muoiono e il personale sanitario, in trincea senza elmetto, è costretto a sacrifici estremi; a ripeterci che torneremo a riabbracciarci mentre devastiamo il pianeta, sfruttiamo ogni forma di vita, lasciamo morire di fame, sete, malattie decine di milioni di persone, crepiamo sul lavoro e di lavoro, viviamo nella precarietà e nell’emarginazione. Mentre siamo infelici, soli e sconfitti. Il nostro sistema economico, politico e sociale ha dimostrato di non essere riformabile. Possiamo subirlo, sfruttarlo, accettarlo o combatterlo. La scelta che facciamo determina la nostra collocazione nella società e nella storia.

venerdì 24 aprile 2020

domenica 19 aprile 2020

20 ulteriori canzoni prog delle quali non potrete piu' fare a meno

Rieccoci al nostro consueto appuntamento con le 20 canzoni prog appartenenti ad album che non rendono loro giustizia. Enjoy.
Aaron English - Animals Like Us/Sea Of Nektar (da All the Waters of This World, 2002) Aaron English e' un compositore americano dedito ad una piacevole mistura di world music, progressive, rock tradizionale e pop. Stile e voce molto simili a certe composizioni del Peter Gabriel solista, l'album da cui queste due canzoni, a mio pare egualmente ben scritte ed eseguite, sono estratte e' considerato dalla critica il migliore della sua fin qui breve carriera. Aaron canta e suona il piano, affidandosi ad uno stuolo di collaboratori per dare forma alla sua idea di musica, ricca ed elaborata, ma mai astrusa o di difficile ascolto, anzi, la sua proposta e' orecchiabile ed easy listening. Un artista molto poco conosciuto ma incredibilmente talentuoso al quale val la pena dare un ascolto.
Azymuth - Jazz Carnival (da Light as a Feather, 1979) Gli Azymuth sono una band brasiliana innamorata del jazz e della fusion, e si sa che da quelle zone arriva la miglior fusion del mondo. Il motivo principale di questa meravigliosa cavalcata strumentale, sospesa fra funk, escursioni strumentali, ritmi sudamericani ed un refrain irresistibile, fu la sigla del programma Mixer, condotto da Paolo Liguori negli anni '90. I musicisti di questo validissimo gruppo formato nel 1971 e ancora in attivita' sono Jose Roberto Bertrami alle tastiere, Alex Malheiros al basso ed alla chitarra ed Ivan Conti a batteria e percussioni, funamboli brasiliani nel vero senso della parola. Questa canzone e' solo un assaggio delle loro capacita', se piace consiglio di provare anche il resto.
Campo Magnetico - Appuntamento al Buio (da Li Vuoi Quei Kiwi?, 2016) Unico album finora della band Campo Magnetico, formatasi a Belluno nel 2014 e che propone un interessante prog psichedelico con influenze jazz, elettroniche e minimaliste. Il sound e' completamente strumentale, e si basa perlopiu' sul flauto di Gianni Carlin, coadiuvato da Emanuele Burigo alla chitarra, Antonio Nabari al basso ed Enrico Tormen alla batteria. L'album e' stato autoprodotto e stampato in sole 100 copie, percio' e' praticamente introvabile su supporto fisico, ma lo si puo' sempre scaricare online per fortuna. Lavoro non riuscitissimo nel suo insieme, anche se le tracce piu' brevi non sono male, la band deve migliorare un po' l'amalgama e l'affiatamento sulle composizioni piu' lunghe e complicate, a mio parere. Appuntamento al Buio e' comunque ben riuscita, nettamente divisa in due parti, la prima condotta dal flauto e la seconda da un indovinato intreccio chitarra/batteria, in un'atmosfera groovy e calda.
Daemonia - Mater Tenebrarum (da Dario Argento Tribute, 2000) I Daemonia sono uno spin-off dei Goblin formati da Claudio Simonetti all'inizio del millennio in corso ed autori di un paio di album, composti soprattutto da cover di canzoni dei Goblin ed Ennio Morricone, piu' qualche traccia originale, come questa stupenda Mater Tenebrarum, quasi epic metal nel suo incedere e nel canto in latino. Oltre al summenzionato tastierista ex Goblin, il quale suona ancora in giro per il mondo e viene qui a Kansas City quasi ogni anno, si adoperano alla buona riuscita dell'opera Federico Amorosi al basso, Nicola Di Staso alla chitarra, Titta Tani alla batteria e Hong Mei alla voce. Non penso serva aggiungere altro, il curriculum di Claudio parla per se', se vi piacciono i Goblin allora anche i Daemonia meritano una chance.
Dream Theater - Take the Time (da Images And Words, 1992) Non penso sia necessario alcun tipo di presentazione per i Dream Theater, probabilmente la band prog-metal piu' famosa al mondo, emersa proprio mentre emergeva il mio apprezzamento per la musica progressiva. Gruppo al quale sono quindi molto affezionato per avermi in qualche modo svezzato musicalmente, ma il quale e' stato poi superato nei miei gusti da altre band venute prima di loro che io ho pero' scoperto dopo. Images & Words e', secondo la critica, il loro miglior album alla pari di Metropolis Part II del 1999, e' un album per il quale nutro sentimenti particolari e di cui consiglio vivamente l'ascolto, e questa canzone e' secondo me la migliore del lotto (Pull Me Under e' un'altra hit di questo riuscitissimo lavoro). I musicisti componenti della band, oggigiorno famosissimi, si sono conosciuti nel 1985, quando due compagni freschi del conservatorio di Long Island, New York, uno dei piu' prestigiosi al mondo, cercavano un batterista ed un cantante per mettere su una band che unisse le sonorita' degli Yes, dei Rush e degli Iron Maiden, gruppi di riferimento dei due compagni, il chitarrista John Petrucci ed il bassista John Myung. Fortuna volle che Mike Portnoy, uno dei piu' abili batteristi che il mondo abbia mai visto, rispondesse all'annuncio, seguito dal cantante canadese James LaBrie. Infine Kevin Moore, tastierista, contattera' la band di sua iniziativa per chiedere di poter collaborare, e questa e' l'ultima delle incredibili coincidenze che ha messo insieme cinque dei piu' tecnici e talentuosi musicisti in circolazione. Il resto e' storia, i Dream Theater continuano a sfornare lavori di pregevole fattura tuttora, hanno contribuito quasi esclusivamente alla nascita di un genere, del quale hanno definito i canoni e dettato le direttive per decine di gruppi cloni; imprescindibili per qualunque amante del prog e del metal.
Galadriel - Nunca Da Noche (da Muttered Promises From an Ageless Pond, 1988) Gruppo spagnolo autore di quattro album fra il 1988 ed il 2007, il loro e' un prog molto dolce, etereo, acustico, sospeso in atmosfere sognanti e romantiche. La band e' formata da Jesús Filardi alla voce, Manolo Macia alla chitarra, Manolo Pancorbo all'altra chitarra ed al basso, David Aladro alle tastiere e Alcides Trindade alla batteria. Niente di eccezionale, ma neanche tutto da buttar via.
Gekko Projekt - Black Hole (da Electric Forest, 2002) Quartetto di Los Angeles, i Gekko Projekt propongono un prog molto vicino al rock classico, quindi composizioni semplici e canoniche, strofa-strofa-ritornello, ma tutto fatto con uno stile piu' complesso del solito, un rock elaborato che porta le canzoni a durare cinque o sei minuti, condite di assoli e variazioni sul tema. Uno stile che incontra decisamente i miei gusti, immerso in atmosfere allegre e spensierate, in netto contrasto con i testi fra l'altro, che ne elevano ulteriormente il livello. Peter Matuchniak alla chitarra, Vance Gloster alle tastiere ed alla voce, Rick Meadows al basso ed Alan Smith alla batteria formano questa combo sconosciuta ai piu' ma secondo me validissima. Val sicuramente la pena dare un ascolto ai loro due album.
Gizmodrome - Stay Ready (da Gizmodrome, 2017) Cosa succede se metti insieme Stewart Copeland, batterista dei Police, Mark King, bassista del gruppo pop Level 42, Vittorio Cosma, tastierista di estrazione classica che ha suonato con P.F.M. ed Elio e le Storie Tese fra i tanti, ed infine Adrian Belew, chitarrista dei King Crimson? Questo bislacco Gizmodrome, prog molto zappiano e poppeggiante, purtroppo raramente convincente. Oltre a Stay Ready si distingue anche Ride Your Life, ma le aspettative che avevo su quest'album sono andate purtroppo deluse. Speriamo in un seguito all'altezza del livello dei musicisti coinvolti, forse troppo agli antipodi come stile ed estrazione musicale.
Grey Lagoon - Mechanical Heartbeat (da Syncretic, 2006) I Grey Lagoon vengono da Roma ed hanno inciso due album fra il 2006 ed il 2012. Il loro e' un mix di prog di stampo moderno, oserei dire Chroma Key, e Canterbury Sound, con ampie spruzzate di elettronica e ritmi danzerecci, molto particolare e riconoscibile; composizioni in genere rette da robusti e rocciosi riff di basso, mentre chitarra e tastiere disegnano le melodie, per uno schema ampiamente visto in passato ma qui ben eseguito e originale abbastanza. I musicisti sono Roberto Cruciani al basso (davvero bravo) ed alla voce, i fratelli Massimo e Fabrizio Calcabrina rispettivamente a tastiere e batteria, con Gianni Boschetti alla chitarra, ed dopo un primo album incoraggiante riescono a rimediare una collaborazione con Daevid Allen e con Niels Van Hoorn, gia' con i Legendary Pink Dots e gli Strange Attractor, che portera' alla registrazione dell'album Valentine Days nel 2012, album purtroppo deludente, decisamente un passo indietro rispetto all'esordio. E cosi' si conclude la breve avventura di questa meteora del mondo prog, davvero un peccato.
Khan - Mixed Up Man of the Mountains (da Space Shanty, 1972) I Khan sono stati una band incubatrice di musicisti che poi andranno a formare gli Egg, i Gong, gli Hatfield and the North e finanche i National Health. Formatasi a Londra nel 1971 e dissoltasi nel 1972, il suo unico lascito e' questo acerbo quanto affascinante Space Shanty, dal quale estraggo la traccia a mio parere meglio riuscita. Sono canzoni ancora molto rockeggianti, che pero' lasciano intravvedere quelle caratteristiche che poi saranno meglio sviluppate e formeranno le linee guida per sottogeneri come lo stile di Canterbury e lo psych-prog. Steve Hillage, che non necessita presentazioni, e' il chitarrista, cantante, nonche' autore delle musiche, Nick Greenwood suona il basso, Eric Peachey e' il batterista, mentre un giovane Dave Stewart mostra tutta la sua bravura alle tastiere.
Leprous - Foe (da Coal, 2013) Traccia estratta dal quarto album dei norvegesi Leprous, arrivati alla settima pubblicazione l'anno scorso e ormai affermatisi come realta' solida e concreta della scena prog-metal. Il loro non e' solo prog-metal, e' una fusione di diversi stili di metal, dall'heavy al death al tech, solitamente etichettato come avant-garde metal, in cui le chitarre funamboliche e la voce pulita sono solitamente i protagonisti principali. Ascoltate questa canzone e rimarrete conquistati dalla loro proposta. I membri della band, tutti giovanissimi, sono: Einar Solberg alla voce ed alle tastiere, Tor Oddmund Suhrke alla chitarra, Øystein Skonseng Landsverk all'altra chitarra, Rein Blomquist al basso e Tobias Ørnes Andersen alla batteria; li vidi qui a Kansas City nel 2014 o 2015, fecero un gran bel concerto e giovani fan accorsero numerosi, con mio gran piacere. Quella sera conobbi anche una cam girl che mi invito' a casa sua per una cosa a tre con il suo ragazzo. Declinai gentilmente l'offerta.

Mellow Candle - Heaven Heath (da Swaddling Songs, 1972) Band irlandese dallo stile prevalentemente folkeggiante ma sporcato di rock e blues, come tanti gruppi stavano facendo in quegli anni con diversi dosaggi. Un solo album all'attivo, tranne un'altra pubblicazione negli anni '90 che pero' semplicemente recupera alcune canzoni non incluse nel primo album. La caratteristica principale e tratto distintivo dei Mellow Candle e' l'uso di una doppia voce femminile, per il resto si tratta perlopiu' di ballate e piacevoli canzoni rock'n'roll anni '70, dalle quali spicca Heaven Heath a mio parere. I componenti sono Alison Williams alla voce, Clodagh Simonds all'altra voce ed al piano, David Williams alla chitarra, Frank Boylan al basso, William Murray alla batteria.
Museo Rosenbach - Zarathustra (da Zarathustra, 1973) Album culto del progressive italiano ma anche del prog in generale, i Museo Rosenbach si formano a Bordighera nel 1971, producono l'album in questione e si sciolgono, per poi riformarsi per pochi anni e con una formazione diversa a cavallo del 2000 e pubblicare altri due album, decisamente inferiori. La traccia che ho scelto e' una lunga suite che occupa tutta la prima facciata dell'omonimo disco, 20 minuti di puro prog italiano, fra sfuriate hard, barocche cavalcate di tastiera, momenti sinfonici, minimalismo e psichedelia; sul tutto domina la possente voce di Stefano Galifi, che oggi canta ne Il Tempio delle Clessidre. Completano la formazione Enzo Merogno alla chitarra, Pit Corradi alle tastiere, Alberto Moreno al basso ed al piano e Giancarlo Golzi alla batteria. Tutto l'album e' un piccolo gioiello, ma questa canzone e' entrata negli annali, testi impegnati a sfondo filosofico come si puo' intuire, gran ritmo e fluidita' di ascolto.
Napoli Centrale - Abbasso lo Zio Tom (da Napoli Centrale Featuring James Senese, 1997) I Napoli Centrale sono stati un gruppo importantissimo per lo sviluppo e la diffusione del jazz-rock in Italia, sono stati anche una delle prime band nostrane ad annoverare componenti stranieri. Nati all'inizio dei '70, pubblicano il miglior materiale fra il 1975 ed il 1977: Napoli Centrale, Mattanza e Qualcosa Ca Nu Mmore sono lavori imprescindibili se vi piace il genere, anche se la mia canzone preferita e' tratta da un album estemporaneo, quando James Senese era gia' fuori dal gruppo ma aveva comunque acconsentito ad una collaborazione. Dicevamo di Gaetano detto James Senese, meticcio napoletano e afro-americano, suo padre torno' in North Carolina 18 mesi dopo la sua nascita senza fare piu' ritorno, imparo' a suonare il sax a 12 anni e pochi anni dopo decise di formare i Napoli Centrale con Franco Del Prete alle tastiere, coadiuvati da Toni Walmsley al basso, Mark Harris alle tastiere, ed Agostino Marangolo alla batteria, il quale sarebbe andato nei Goblin un paio d'anni dopo. Abbasso lo Zio Tom e' una canzone stupenda, ritmo sempre sostenuto, fiati gran protagonisti, chitarra presente e tastiere in grande spolvero, la componente rock e' qui prevalente, ma la parte migliore sono i testi, che inventano un dialogo fra uno schiavo di colore ed il suo padrone.
Ornithos - L'Orologio (da La Trasfiguraione, 2012) Progetto parallelo di alcuni membri del Bacio della Medusa, di cui ho gia' recensito l'ottimo album Discesa agli Inferi di un Giovane Amante, gli Ornithos propongono uno stile molto simile, forse meno hard e piu' folk, ma comunque prog italiano classico, molto Banco e qualche influenza Tulliana, molto godibile in linea generale. Il loro unico album e' piacevole, e questa e' la mia traccia preferita, dominata da fiati e tastiere, melodica e rapida al punto giusto, con qualche azzeccato cambio di tempo. I membri della band sono Diego Petrini a batteria e tastiere, Eva Morelli ai fiati, Federico Caprai al basso, Antonello De Cesare ad una chitarra, Simone Morelli all'altra chitarra ed infine Maria Giulia Carnevalini e' la cantante. Progetto interessantissimo di alcuni dei musicisti italiani piu' dotati della scena contemporanea.
Phaedra - Dicono (da Ptah, 2010) Band di Trento la cui fondazione ci porta indietro fino al 1993, i Phaedra riusciranno a pubblicare un album solo nel 2010, lo splendido Ptah da cui questa canzone e' tratta. Gruppo di non facile gestione vista la line-up di 8 elementi, e forse per questo le loro pubblicazioni sono state cosi' sporadiche, solo due album fra il 2010 ed il 2013. Propongono un prog che classificherei come appartenente alla corrente neo, temi romantici e musica orientata alla melodia, con abbondanti fughe strumentali, cambi di tempo e tecnicismi, in un clima pastorale e sinfonico, massiccia l'influenza italiana ed inglese. Gli otto musicisti sono Claudio Granatiero al canto, Stefano Gasperetti a tastiere e chitarra, Matteo Armellini alla batteria, Claudio Bonvecchio al basso ed alla chitarra, Fabrizio Crivellari al flauto, Elisabetta Wolf ed Antonio Floris al violino, infine Davide Tabarelli alle tastiere. "Dicono" e' un brano d'effetto, dall'altissimo livello tecnico senza risultare cervellotico o poco orecchiabile, con testi apocalittici che suonano incredibilmente attuali visti gli strani tempi che corrono.
Santana - Fried Neckbones and Home Fries (San Mateo Sessions, 1969) Prendi artisti come Carlos Santana, Frank Zappa o Miles Davis, i quali sono a volte catalogati come facenti parte del genere progressivo, ma possiamo davvero considerarli prog? Secondo la mia opinione personale la risposta e' no, tale affermazione non renderebbe giustizia alla grandezza dei musicisti menzionati, i quali hanno inventato ciascuno un proprio stile personale e non hanno mai avuto intenzione di fare "prog". Cio' non toglie che alcune canzoni di questi artisti siano decisamente prog. Fried Neckbones and Home Fries appartiene ad una raccolta di nastri antecedenti alla registrazione del primo album e che furono recuperati in seguito, compare su diverse raccolte ma non e' mai comparsa su un album in studio per definizione. 10 minuti di ritmi ipnotici ed irresistibili, come si conviene allo stile onirico delle migliori escursioni made in Santana, su una base di tastiere e percussioni sulla quale svolazza la chitarra di Carlos.
Sophya Baccini - Al Ritmo di una Storia (da Aradia, 2009) Sophya e' una delle migliori cantanti italiane in circolazione, vanta una lunga carriera come collaboratrice per band importanti come Osanna, Delirium e Greenwall, oltre ad essere la frontman dei Presence, con i quali ha registrato 7 album. Ha anche pubblicato due album solisti, dal primo del quale questa traccia e' tratta. Il suo e' un sound a meta' fra prog romantico e folk, molto orecchiabile e vicino al pop, caldo e melodico. Vale assolutamente la pena dare un ascolto almeno a questo gran pezzo.
Stefano Testa - La Ballata di Achab (Moby Dick) (Una Vita Una Balena Bianca e Altre Cose, 1977) Se cercate "Stefano Testa" su Google vi uscira' il portale di una clinica di un certo dottore, il sito web di un DJ, ed il profilo di un CEO. Dello Stefano Testa musicista non c'e' traccia, o forse e' una di queste persone, o sono tutti la stessa persona. Meteora degli anni '70, il cantante, chitarrista e tastierista ricompare negli anni '10 con altri due album per un totale di tre pubblicazioni finora, tutte avvolte nel completo mistero. Il suo stile cantautoriale, chiaramente influenzato da De Andre', ma anche da band come Jethro Tull e Genesis, e' molto interessante ed abbastanza particolare, musica non troppo complicata e di facile assimilazione, una felice combinazione di prog e pop, con una particolare attenzione ai testi. L'album e' un concept sulle opere di Cesare Pavese, di cui vale sicuramente un ascolto solo per riassaporare l'atmosfera di quelle opere, e questa canzone ne e' un esempio perfetto.
Supertramp - The Logical Song/Goodbye Stranger (da Breakfast In America, 1979) Altra band a cavallo fra pop, prog, e volendo certe tendenze glam, i Supertramp hanno coniato uno stile riconoscibilissimo e a mio parere molto coinvolgente, una versione migliore dei Roxy Music. Meno ghirigori, meno rumorismi, meno fughe strumentali, la musica della band londinese e' diretta e concisa, catchy e ballabile, ma prog nell'impostazione, con un organo a dettare i tempi, solitamente in crescendo, una chitarra che si lancia in assoli mozzafiato non di facile esecuzione, ed un sax a colorare il tutto. 11 album all'attivo dal 1970 al 2002, i migliori lavori sono sicuramente quelli registrati negli anni '70, quando la componente progressiva era ancora evidente, ed infatti Breakfast In America ha venduto 18 milioni di copie. Consiglio il live a Parigi del 1980 se si vuole avere una buona summa della loro opera. Roger Hodgson canta e suona chitarra e tastiere, Rick Davies canta e suona le tastiere, John Helliwell e' il sassofonista, Dougie Thomson suona il basso e Bob Siebenberg la batteria.