domenica 28 settembre 2014

Lamanaïf - L'Uomo Infinito (2012)

E' un mesetto che ascolto questo album ogni giorno, a volte due volte al giorno. Erano anni che non mi capitava una cosa del genere. L'Uomo Infinito e' un lavoro particolarissimo, originale, che mal si colloca persino nel filone progressivo. I Lamanaïf prendono dal progressive l'approccio, la maniera di concepire la musica, multisfaccettata, cangiante, aperta a mille influenze, inoltre la teatralita' del cantante Esteban Vidoz avvicina ancor di piu' la band veneta al filone prog. E finalmente un cantante all'altezza, che aggiunge molto al suono, quasi lo trascina con se', mancanza cronica delle band italiane. La musica dei Lamanaïf e' impetuosa, di grande impatto, i musicisti non si risparmiano e non temono di affrontare stili pesanti, diversi e difficili da digerire. Il lavoro svolto dalle corde, chitarra e basso, e' impressionante, la batteria e' precisa ed udibile, ma mensione a parte merita la voce mutevole, robusta, presente, duttile, di un grandissimo Esteban Vidoz, il cui nome e la perfetta cadenza italiana fanno pensare essere un italiano di seconda generazione, cosa che mi fa molto piacere. Purtroppo non sono riuscito a trovare informazioni sul suo conto, ed anche la biografia del gruppo e' praticamente irreperibile. Dicevo, lo stile del cantante e' sicuramente influenzato da quello di Mike Patton, del quale ricorda certi esperimenti vocali, soprattutto del periodo Mr. Bungle e Fantomas, e l'uso della voce come strumento aggiunto, nel senso che alcuni suoni sono proprio riprodotti dall'ugola di Esteban, e questo e' solo uno dei caratteri peculiari del disco. Infatti ci sono massiccie influenze crossover, Faith No More, ma anche Rage Against the Machine, insieme a stacchi nu-metal, punk e cori urlati; altre canzoni sono invece piu' inclini al post-rock, oserei dire ricordano qualcosa dei Ministri o anche Zen Circus. La componente prog e' da ricercare nell'hard italiano, soprattutto Biglietto per l'Inferno, ma e' molto vaga. Insomma, un connubio ideale di influenze piu' disparate che fanno la gioia di chi ama diversi stili, l'Uomo Infinito riesce ad essere molto fedele a questo ideale, presentando un lavoro conciso, senza sbavature, intenso, trascinante, da assaporare lentamente e con attenzione. E' un disco impegnato, che richiede numerosi ascolti, e che affronta temi difficili come i conflitti interiori, le maschere che ogni giorno indossiamo, il contrasto fra realta' ideale e realta' attuale, gli amori ossessivi e malati. L'obiettivo e' ambizioso ma la band mantiene le aspettative, sciorinando un sound fluido e scorrevole, senza momenti di tregua, con testi coinvolgenti e una grandissima prova del cantante che li rende ancora piu' carichi di pathos. Gli altri membri del gruppo sono Matteo Florian al basso, Simone Bianco alla chitarra e Simone Sossai alla batteria, davvero tutti bravissimi ed ispiratissimi. L'album e' diviso in dodici tracce tutte diverse fra loro, delle quali quindi val la pena fare una rapida rassegna. Si comincia con una intro, come da migliore tradizione: L'Ipnotico Salto e' un pezzo nervoso e breve per percussioni e chitarra distorta, si fa subito sul serio. La seconda traccia, Rane, sfocia naturalmente dalla intro ed e' il brano piu' prog, trascinato da un riff di chitarra hard che ricorda molto la tradizione italiana; impressione confermata dal tono e dallo stile della voce di Esteban. Brano bellissimo, rapido, pulito, energico. Chi a questo punto si aspetta che l'album continui su questi binari rimarra' letteralmente di stucco. Infatti il pezzo seguente, (In)Stabile e' molto vicino al punk, o comunque una qualche contaminazione post/punk, con una seconda voce, sempre impersonata da Esteban, che urla letteralmente. Ma il cantante ci regala un altro saggio della sua incredibile duttilita' nei due brani seguenti, Magnolia e la title track, contaminati da stili musicali come l'alternative o il post rock, stili ai quali il prog e' ancora poco avvezzo; canzoni romantiche, malinconiche, introspettive, cariche di significato. Hic et Nunc cambia ancora registro cominciando su binari punk e virando verso il crossover alla System of a Down nella parte centrale, con Esteban che quasi rappa per un attimo, e conclude come aveva cominciato in meno di tre minuti di canzone. Si prosegue con Girotondo, la traccia piu' lunga con i suoi sette minuti, brano mutevole, a tratti hard a tratti post, con un ritornello curioso in cui il cantante imita con la voce il rumore che fa il disco quando scratcha. Puzzle! e' un altro esempio della camaleonticita' dei Lamanaif, spaziando fra rock'n'roll, alternative, prog; tutto cio' rispecchiato nella parte vocale, dinamica e versatile. La seguente, Insonne, e' piu' romantica e decadente, triste, introspettiva, il ritmo cala per un attimo, ma la tensione e' viva, la drammaticita' e' forte nella parole e nei toni degli strumenti. Vi e' poi un breve pezzo, Un Amore Chirurgico, che introduce la canzone successiva, a porre ulteriore enfasi su quello che la band probabilmente reputa il loro brano migliore. E' un pezzo parlato inizialmente, e concluso da leggeri accenni strumentali, esprime l'irrequietezza ed il nervosismo che precedono un'esplosione emotiva. Infatti l'Amami raccoglie la tensione creata e la espande all'infinito, grazie all'atmosfera carica e densa resa dagli strumenti, e i testi che cantano di un rapporto morboso e tormentato, che si conclude nella peggior maniera. Si tratta sicuramente di una delle canzoni migliori del disco, ma non la mia preferita, in quanto forse un po' eccessiva, tirata, a mio modesto parere la band esagera un po' nella parte finale, forse si e' puntato un po' troppo su questo brano. Ma questo e' davvero l'unico difetto di un disco altrimenti impeccabile. L'ultima traccia, I/O, e' nettamente piu' prog, trascinata dal basso e con una batteria che pesta alla grande; forse la canzone piu' melodica del lotto, conclude in maniera perfetta un disco sorprendente. L'Uomo Infinito e' senza dubbio una delle migliori uscite nell'ambito del prog italiano, una piccola rivoluzione di genere, spero che la band si mantenga su questi livelli a lungo perche' hanno davvero tantissimo da dire.