venerdì 27 giugno 2008

Area - Arbeit macht frei (1973)

Gli Area, o International POPular Group, sono probabilmente il gruppo italiano più innovativo del panorama progressivo, immediatamente riconoscibili e dal sound orginalissimo. E' stato così definito dal loro cantante leader: "Questo gruppo ha quattro anni di vita, che non son molti chiaramente... Vuole coagulare diversi tipi di esperienze: fonde jazz, come il pop, la musica mediterranea e la musica contemporanea elettronica. La problematica qual è? Abolire le differenze che ci sono fra musica e vita. Gli stimoli che trae questo gruppo vengono direttamente dalla realtà, trae spunto dalla realta; e dalla strada, chiaramente". La forza degli strumenti, l'impeto violento della voce del cantante, il mix di generi ed i testi impegnati sono le caratteristiche principali. La musica degli Area parte dal jazz, soprattutto improvvisazioni free, con un approccio più rock e contaminandolo con tradizione popolare mediterranea, musica etnica, suprattutto mediorientale, ed un pizzico di elettronica, per questo sono considerati anticipatori della World Music, che non ho mai capito in cosa consista. Questo è spiegabile osservando la provenienza dei vari componenti del gruppo: Patrick Djivas, bassista, che passerà alla PFM alla fine delle registrazioni di quest'album, Patrizio Fariselli, tastierista, e Giulio Capiozzo, batterista, provengono dal jazz, Demetrio Stratos, proveniente dai Ribelli, cantante e organista di radice pop e GianPaolo Tofani dal rock. Su tutto spicca la voce di Demetrio Stratos, unica per estensione e potenza. Demetrio fa della sua voce un vero e proprio strumento, ed ha dedicato la sua vita alla sperimentazione ed alla ricerca in quel senso. Purtroppo la leucemia l'ha portato via nel 1979 ad appena 34 anni. I testi sono firmati Frankestein, ovvero Gianni Sassi, produttore del gruppo, e sono abbastanza ermetici, ma se ne intuisce la posizione filo-palestinese. Il disco comincia con Luglio, agosto, settembre (nero), il pezzo più famoso e più orecchiabile della loro produzione, si sente la componente pop, ma per il resto presenta tutti i caratteri peculiari del sound: melodie mediorientali, improvvisazioni, un ritornello melodico e testi provocatori. Inoltre la canzone comincia con una poesia in arabo, di cui capisco solo la prima parola abibi, che vuol dire amore, e non credo si scriva così. Si prosegue con Arbeit macht frei, scritta che campeggiava nei campi di concentramento nazisti e che vuol dire Il lavoro rende liberi (incredibile), che parte con un solo di batteria e poi si sviluppa addentrandosi nel jazz, con un bel riff di chitarra sostenuta dal basso e dalla voce. La terza traccia è Consapevolezza, basata su un arpeggio di stampo orientale e alternando tempi veloci e atmosfere più pacate, grazie al piano di Fariselli e all'organo di Stratos. Il testo inneggia alla lotta contro il regime e alla ribellione contro il padrone: "schiaccia sul muro senza pietà la tua morale che ti vuole ancora imprigionato tra mediocrità, lascia partire il tuo ascensore, lascialo andare e prendi il potere". Si prosegue con Le labbra del tempo, che contiene ancora una pregevole interpretazione vocale, è costituita da una lunga improvvisazione jazz-rock in cui ogni musicista ci regala un assolo, senza per questo rendere la struttura disomogenea. Termina con il tuono di demetrio che dice "Io ho". Il pezzo successivo, 250 chilometri da Smirne, è quello più convenzionale poichè è una cavalcata strumentale di matrice free jazz, con gli strumenti che si dividono equamente la scena. L'ultima traccia, L'abbattimento dello Zeppelin, è la più originale, incredibile, improvvisata, affascinante canzone che abbia mai sentito. A parte le fughe strumentali che le fanno da contorno, il clou è l'assolo di voce di Demetrio, sperimentalissimo, rende un'atmosfera cupa e nervosa, inoltre il testo è accompagnato da suoni prodotti onomatopeicamente da Demetrio. Spettacolare. Gli Area hanno scatenato spesso pareri discordanti e inversamente proporzionali, soprattutto a causa del loro impegno politico, concretizzato nella tourné in Cile in favore di Lotta Continua, e nei numerosi concerti gratuiti soprattutto qui a Milano nel centro sociale Leoncavallo, di cui sono un assiduo frequentatore e mi piange il cuore non aver vissuto in quel periodo, o al parco Lambro o al Teatro Uomo. Il gruppo si scioglie in seguito alla morte di Stratos, dopo aver dato alla luce un buon numero di album, di cui questo è sicuramente il migliore, ma anche Crac! non è male, per poi riformarsi con altri musicisti negli anni 80 e poi nei 90. Nel 2000 ci lascia anche Giulio Capiozzo. In conclusione un album unico nel suo genere, Stratos è sicuramente il miglior cantante che la nostra produzione musicale abbia avuto (altro che Albano o Ramazzotti), questo disco è una pietra miliare della storia del rock.

martedì 24 giugno 2008

Napoli

In questi ultimi tempi la vicenda della spazzatura a Napoli mi ha sconvolto alquanto, anche perchè mi ricorda parecchio di quando volevano mettere la discarica di scorie nucleari a Scanzano Jonico. Sono di Matera e il fatto che volessero rovinare una così bella regione dal punto di vista ambientale, economico e turistico mi mandava letteralmente in bestia. Per fortuna ci fu una bella reazione da parte di noi lucani, personalmente partecipai alla marcia fino a Scanzano, e il progetto abortì. Ora anche i cittadini napoletani stanno reagendo, per fortuna, ma sembra che la discarica si farà comunque. Allora cerchiamo di capirne di più sulla faccenda. Gianturco e Pianura, due quartieri periferci di Napoli, sono stati selezionati come adatti al deposito da alcuni commissari straordinari per la regione Campania. Questi eventuali depositi di rifiuti sorgeranno a poche centinaia di metri dalle case dove ci vivono gli abitanti dei due quartieri. Si potrebbe pensare che siano due sobborghi periferici, poco abitati, lontanissimi dal centro storico e dalla city napoletana. Non è affatto così, nei due quartieri ci vivono centinaia di migliaia di persone. Se volessimo fare un paragone è come se mettessero un sito di stoccaggio dei rifiuti a Roma in zona Tiburtina, o a Milano in zona Breda. Nel caso di Pianura la situazione è ancora più grave, perchè il quartiere è a ridosso del Parco degli Astroni, a nord di Napoli. Come se mettessero una discarica sulle rive del lago di Como, per dire. Inoltre non tutti sanno che inizialmente era stato scelto il quartiere di Serre Persano, vicinissimo ad un'oasi del WWF, poi per fortuna la rivolta della popolazione ha fatto desistere gli intenti di questi fantastici commissari. Diamo un'occhiata a cosa dice la legge in proposito: la legge 20 marzo 1941 afferma che gli impianti per i servizi dedicati alla nettezza urbana devono sorgere a non meno di 1000 metri da qualunque centro abitato; il decreto Ronchi afferma che i rifiuti devono essere smaltiti senza recar danno alla salute dell'uomo, senza usare procedimenti che potrebbero danneggiare ambiente, acqua, aria, suolo, fauna e flora, inoltre non devono causare rumori e odori molesti. Scavando ancora più a fondo vengono fuori risvolti inimmaginabili. Alla fine degli anni settanta esisteva un traffico illegale di rifiuti tossici verso il terzo mondo, navi cariche di scorie altamente nocive partivano, guarda caso, da Napoli. I responsabili sono i soliti: imprenditori disonesti, politici, camorra. Nei primi anni 90 il traffico viene bloccato per una serie di eventi che ne avevano smascherato il marcio: si comincia nel 1987 con l'affondamento della nave Riegel nei pressi delle coste calabresi, carica di rifiuti tossici; successivamente la nave Zanoobia fu affondata di proposito nei pressi delle coste italiane, dopo che la guardia costiera aveva individuato un carico radioattivo, inoltre l'equipaggio rimase gravemente intossicato; in seguito vi fu l'arenarsi del Jolly Rosso sulle coste di Amantea, anch'essa carica di rifiuti tossici; fino all'assassinio di Ilaria Alpi e Miram Hrovatin nel 1994, due giornalisti che stavano indagando sul traffico di rifiuti verso la Somalia e il presunto coinvolgimento dei soliti rappresentanti del bel paese. Questi episodi hanno scoraggiato il traffico verso Africa ed Asia, ma anzichè tentar di risolvere il problema onestamente, i nostri hanno ben pensato di dirigere lo smaltimento dei rifiuti verso la Campania. Indagini della magistratura hanno dimostrato che dalla metà degli anni 90 ogni cava, ogni specchio d'acqua, ogni grotta, insomma ogni anfratto che si prestasse all'uso è stato riempito di rifuti. Secondo alcune stime fornite da Legambiente vi sarebbero quindici milioni di tonnellate di rifiuti pericolosissimi stipati nel territorio campano. Si tratta di discariche abusive che hanno in pratica saturato il terreno. Si potrebbe pensare che siano solo dicerie per dietrologi, ma l'alto tasso di tumori e altre patologie imputabili all'inquinamento riscontrati nella regione insospettiscono non poco, anche perchè sono "solo" una decina di anni che i rifiuti hanno contaminato l'ambiente, quindi ciò fa pensare che vi sarà un progressivo aumento negli anni. Inoltre i prodotti che nascono dai terreni campani, gli animali che vi vengono allevati e i prodotti alimentari che da essi derivano sono venduti in tutta Italia e in tutto il mondo. Il caso della diossina nelle mozzarelle non è casuale. Ricapitolando: politici, imprenditori e membri della criminalità organizzata allo scopo di arricchirsi hanno organizzato una manovra atta a trasformare una delle più belle regioni del nostro paese e del continente intero in una discarica abusiva di rifiuti altamente tossici saturando completamente il territorio, trovando inoltre l'appoggio e, direi, l'incoraggiamento di aziende private e statali, e anche dei mass media, poichè questa situazione è praticamente invisibile, e causando un danno ambientale irreparabile che porterà sempre più morti. Come se ciò non bastasse si sta criminalizzando quella povera gente che protesta nei quartieri napoletani e si sta chiedendo l'intervento dell'esercito. Non ho parole per esprimere la mia indignazione.

lunedì 23 giugno 2008

Time Machine - Eternity ends (1998)

I Time Machine sono il gruppo prog/metal italiano più bravo, famoso ed innovativo. La loro discografia comprende quattro album in studio ed una buona quantità di demo, ma il capolavoro è sicuramente Eternity ends del 1998, uscito dopo il bellissimo esordio Act II: Galileo e migliorandone lo stile. Il sound è in bilico fra progressive metal e progressive rock, proponendo composizioni più mature e anche più accessibili, magari alleggerendo alcuni suoni troppo pesanti, rimanendo sempre dark, ma senza perdere in intensità. Ne risulta un album molto dinamico, con atmosfere e suoni che variano continuamente, ma che alla fine risulta continuo e coeso. Quindi è sì un prog/metal, ma molto melodico e con alcuni passaggi che ricordano un certo metal sudamericano, con chitarre acustiche, percussioni e sax. A ciò si aggiungono passaggi più aggressivi e chitarre elettriche potenti, come metal detta. Inoltre il basso è spesso ben udibile, come piace a me, la batteria a doppio pedale, la voce convince e le tastiere amalgamano il tutto. La band ha spesso cambiato line up intorno al fondatore Lorenzo Dehò e risulta composta da: Joe Taccone, uno dei migliori chitarristi del nostro panorama, sembra veramente in grado di compiere qualunque tipo di evoluzione con la sei corde; il bassista già menzionato Lorenzo Dehò, con una tecnica molto curiosa che gli permette di slegarsi spesso dal sound del pezzo per lasciarsi andare ai propri virtuosismi; Nick Rossetti alla batteria, molto progressive nello stile; Stefano Della Giustina a tastiere e sax, con le prime che spesso fanno da sottofondo per delineare meglio le atmosfere dark ed il secondo usato come strumento solista, ad arricchire la melodia; Nick Fortarezza è il cantante, il quale non è sicuramente un mostro in tecnica e dizione, infatti dal suo cantato in inglese è evidente palesemente la sua origine italica, inoltre negli acuti non riesce a raggiungere vette spropositate, ma questi difetti non infastidiscono, anzi ne definiscono lo stile. A mio parere non è un cantante malvagio. Il tema del lavoro è un concept su Gesù, sul Gesù uomo che in punto di morte si rende conto di aver sacrificato la sua vita per redimere i peccati degli uomini, ma che questi non apprezzeranno mai il suo gesto nè tantomeno ne trarranno insegnamenti. In pratica Gesù si rende conto in punto di morte di aver miseramente fallito. Se vogliamo è blasfemo, ma chi l'ha detto che non sia andata veramente così? Cioè che il sacrificio di Gesù sia stato inutile è lapalissiano, ma magari Gesù stesso se n'è reso conto, seppur in punto di morte. Traccie molto belle sono I believe again, I the subversive nazarene, Hidden pain e Behind the cross. In conclusione un bel disco, il migliore della produzione italiana per quanto riguarda il prog/metal, inoltre vorrei segnalare che il cantante degli Angra Andre Matos ha supervisionato la produzione dell'album, ha sempre voluto i Time Machine come gruppo spalla e ha eseguito la cover di I believe again con il suo gruppo.

venerdì 20 giugno 2008

Economia italiana

Ultimamente nell'azienda dove lavoro stanno rifacendo la facciata dei palazzoni, quindi è pieno di operai che lavorano fuori dalle finestre. Questi operai, ho notato, lavorano sospesi a non so quanti metri di altezza, considerate che sono palazzi di 5 piani, senza imbracature nè reti di protezione. Il fatto che non indossino gli elmetti a questo punto è trascurabile. Quindi mi sono chiesto cosa la legge italiana prevede in caso di violazione delle norme di sicurezza e ho scoperto che in ogni cantiere, sopra ogni impalcatura, insomma ovunque vi siano lavori in corso, è prevista la presenza di funzionari statali addetti al controllo del rispetto delle norme di sicurezza. Dove sono questi funzionari? Nel migliore dei casi in ufficio, nel peggiore a puttane. Non darei neanche tanto la colpa agli operai, perlopiù stranieri, che neanche hanno idea dell'esistenza di tali normative. Certo l'ignoranza è un reato punibile, ma neanche tanto grave. Questa è solo la premessa per un discorso di più ampio respiro, poichè cercando in internet le leggi sovracitate mi sono imbattuto in un articolo molto interessante che vado a copiare ed incollare, dopo averlo leggermente potato. E' l'ennesima conferma del fatto che dovremmo lasciare in massa il nostro paese lasciando i politici a mangiarsi l'un l'altro.
“Puoi raggiungere risultati altamente superiori con un team molto motivato, che dispone di macchinari vecchi e fatiscenti dislocati in un vecchio capannone, rispetto a quello che riuscirai a raggiungere con un team demotivato e privo di stimoli, che ha accesso alle migliori attrezzature e infrastrutture.” Reinhold Würth, imprenditore tedesco che ha costruito, partendo da una ferramenta, un’azienda di levatura mondiale, che occupa 51.000 dipendenti e che spazia dai sistemi di fissaggio ai pannelli solari.
A dire il vero, non meriterebbe nemmeno d’interessarsi alle vicende della misera borghesia italiana, tanto è diafana e poco incisiva nel panorama europeo; verrebbe da dire: lasciamo questi poveri parvenu in SUV al loro misero destino, se il loro fato non intersecasse il nostro. Era tanto tempo che non s’udiva un condensato di bugie e pessime intenzioni – di tal, miserrimo livello – in una relazione di Confindustria: anche gli imprenditori italiani confermano l’andamento “in picchiata” del Paese. L’assemblea, che ha accolto Emma Marcegaglia come novella presidentessa degli industriali italiani, è iniziata con un minuto di silenzio per l’oramai quotidiano morto sul lavoro. Probabilmente, sicuri delle statistiche, erano riusciti a programmare già tutto il giorno prima. Avrebbero potuto fare tre ore di silenzio, perché il resto del tempo è servito soltanto a sparare cavolate a fiumi. La prima uscita è in perfetta sintonia con il minuto di silenzio, per uno dei tanti poveracci che crepano nei lager italiani definiti “luoghi di lavoro”: de-tassazione degli straordinari! Evviva! Siamo con te – echeggiano – Veltrusconi in sala. Chi ha un minimo di conoscenza del lavoro, anche un semplice delegato sindacale, dovrebbe conoscere gli studi che da decenni si attuano sul rapporto fatica/lavoro, ossia sulla stanchezza del lavoratore. Senza entrare troppo nei particolari né ingombrare spazio con grafici, si sa che l’attenzione è vigile nelle prime quattro ore di lavoro, poi inizia a decrescere nelle successive due, mentre nelle ultime due finisce per crollare. Non bisogna essere degli scienziati per capirlo: chiunque lavori od abbia lavorato lo sa. In un Paese flagellato da anni, sempre più, dalla piaga dei morti sul lavoro, la “bella pensata” è quella d’aggiungere altre ore di lavoro all’orario: dai, che così ti porti a casa una bella “busta”! Insieme alla roulette russa. Veltrusconi plaude. E’ naturale pensare che, se aggiungiamo ore di lavoro, la fatica aumenta, la qualità del lavoro decresce ed il rischio di farsi male aumenta enormemente. Risultato: lavoratori sempre più stanchi, maggior incidenza del rischio. Per lor signori, invece, gli straordinari significano meno persone impiegate (e, quindi, minori costi fissi) ed un maggior sfruttamento del singolo lavoratore. Ne crepa qualcuno? E beh? Quanti minuti di silenzio si possono fare nelle ventiquattr’ore?Il denaro può rappresentare certo una motivazione, ma se il lavoratore – proprio perché sono sempre meno e lavorano di più – quando torna a casa ritrova i figli disoccupati o sotto-occupati, che fa? S’attacca ai 200 euro di straordinario? Il modello proposto, e benedetto da Veltrusconi – inutile girare intorno al problema – è quello americano: paghe basse, lunghi orari di lavoro, poche vacanze. Insomma: trotta e galoppa (se ci riesci) in silenzio. E’ sotto gli occhi di tutti quale “miracolo economico” stiano vivendo gli USA con questa impostazione. E veniamo alla seconda “pensata” di Emma. Per scaldare la platea, è sempre utile dare addosso ai fannulloni, che sono identificati con i maledetti statali. Emma non pensa che, così parlando, demotiva ancor più milioni di statali, ma Emma non ha una cultura dello Stato: d’altro canto, la classe imprenditoriale italiana non ce l’ha mai avuta. Veltrusconi, in sala, ammicca. [...] La nostra rampante presidentessa ascolta, e riesce ad intendere qualche brandello del dialogo. Qui – pensa – con quei due che blaterano sulle pensioni, corro il rischio di giocare la parte della bella statuina. Supera allora il grande Houdini e rilancia: «Le pensioni? Fine dell’età fissa per andarci (come se esistesse ancora): “indicizziamo” la pensione alla previsione di vita!» Scroscio d’applausi. Sì, qualcuno aggiunge: così le donne – in una sola “botta” – aumentano d’almeno dieci anni!. Risate, pacche amichevoli: l’atmosfera si galvanizza. Un tempo s’indicizzavano i salari, ossia la ricchezza prodotta, oggi t’indicizzano gli anni che ti restano da vivere. Ogni anno, l’occupazione nelle grandi imprese decresce pressappoco dell’1% e la produttività, ossia la ricchezza prodotta, cresce dell’identico valore: se vent’anni fa, con 100 operai si costruivano 100 automobili, oggi con 80 se ne fanno 120. Ci saranno pure i costi d’investimento, ma il rapporto fra le retribuzioni degli operai e dei dirigenti è passato da 1:100 ad 1:7000. Traccia evidente delle tasche nelle quali vanno a finire quelle 20 automobili in più, ed il risparmio di 20 operai. Un anno fa la benzina costava 1,25: adesso 1,50. La pasta 60 cent il pacco, oggi la stessa confezione costa 90 cent. Veltrusconi tace: qui, è meglio non parlare di “indicizzazione”. In questa “indicizzazione” della vita delle persone c’è tutta la protervia e la spocchia della razza padrona: noi siamo i proprietari delle vostre vite, del sangue e della linfa che scorre nei vostri corpi e ce la aggiudichiamo a colpi di riforme scritte dai nostri lacché veltrusconiani. Non esiste più una semplice vita, così, senza aggettivi: esiste solo una vita lavorativa, produttiva, fruttifera (per noi eletti). Non può esserci decrescita, scelta, contrazione d’inutili consumi: no, più orpelli sugli scaffali dei supermercati, più vita smarrita fra le catene di montaggio, più soldi per noi e per le nostre banche. Veltrusconi tace ma gongola: sa che avrà la giusta mercede, i trenta denari della tradizione. La razza padrona finge d’essere il “motore” della Nazione, dimenticando che – senza i muratori – Michelangelo non avrebbe mai costruito la cupola di San Pietro. Cos’ha costruito questa generazione di padroni del vapore? Ricordo anni lontani, quando ad Ivrea esisteva un’azienda in grado di produrre processori e software almeno di pari livello rispetto alla IBM americana. IBM varava il processore 286, Olivetti rispondeva con l’M24, diventando il secondo produttore mondiale di PC. Passano gli anni e, oggi, ad Ivrea gli stabilimenti Olivetti si sono trasformati nella solita archeologia industriale abbandonata: vetri rotti, ruggine, abbandono, dove un tempo gli Olivetti avevano costruito addirittura gli asili nido interni – tutto vetro, affinché i bambini potessero avere il meglio – per aiutare, e di conseguenza motivare, le loro maestranze. Quella era gente che poteva stare al livello di Reinhold Würth. Quel che poi è avvenuto ha nome e cognome: Carlo de Benedetti, grande boiardo di Stato, capace d’acquistare la SME per un terzo del suo valore, condannato in primo e secondo grado per la vicenda del Banco Ambrosiano. Assolto poi, provvidenzialmente, dalla Cassazione. De Benedetti dapprima trasformò un’attività produttiva – Olivetti – in una società di servizi, Omnitel, che infine divenne Vodafone. Si potranno raccontare mille storielle sulla vicenda de Benedetti, ma la realtà è una sola: l’ingegnere torinese, per Ivrea, è stato peggio di Gengis Khan. Deserto. L’altro bravo messere è morto suicida (almeno, questa è la verità ufficiale), ma vale la pena di ricordare come Raul Gardini riuscì a distruggere la chimica italiana in pochi anni di corruzione e d’incompetenza, a braccetto della classe politica dell’epoca, con l’affaire Enimont. Sono lontani i tempi dei premi Nobel per la Chimica italiani: oggi, la chimica italiana non esiste praticamente più. Poi, per decenni, lor signori sono andati a braccetto con la classe politica per il “sacco” dei fondi europei: con l’abile trucco d’assegnare alle Regioni la concessione dei fondi – le quali coinvolsero poi le Province – si riuscì a non dare una sola moneta senza, in cambio, ricevere qualcosa. Oggi, mentre Spagna ed Irlanda hanno mantenuto allo Stato la concessione dei fondi, possiamo osservare i risultati: capannoni abbandonati, costruiti in fretta per acchiappare i soldi, per avere i finanziamenti. E dopo? Dopo…pagheremo un buon avvocato, se necessario, ma il più delle volte non ce n’è stato bisogno. Se un De Magistris scopre l’inghippo – la questione dei depuratori in Calabria, storia di fondi europei – si caccia il magistrato. L’imperativo è uno solo: prendi i soldi e scappa. Ci sono anche bravi imprenditori, onesti e fantasiosi, che cercano di trasferire nella realtà il parto del loro ingegno: il più delle volte, si vedono surclassati dal furbacchione di turno che cerca solo appoggi politici. Il grave problema – tutto italiano – è che non sono certo questi imprenditori ad essere spalleggiati da Emma: l’interlocutore è, sempre, il potere politico colluso. Se Reinhold Würth è partito da una ferramenta ed ha costruito un impero, anche i Tanzi sono partiti da una salumeria: il primo si è espanso anche nel settore del fotovoltaico ed ha creato un’ampia collezione d’arte. Il secondo, ha finito per falsificare certificati di credito con lo scanner. Questa è la differenza fra una classe imprenditoriale – che guadagna, certo, per i rischi che corre e per le energie che investe nell’impresa – ed una di zecche lustrate a festa, solo buone a succhiare il sangue della nazione. Qualcuno s’è accorto che, con la de-tassazione degli straordinari, avverrà semplicemente che parti di produzione verranno spostate dall’area dell’orario normale allo straordinario? In pratica, elusione fiscale occulta. Perché tutto ciò può continuare di fronte alla platea degli italiani i quali, ordinatamente, si mettono in fila – almeno 70 su 100 – per approvare Veltrusconi e i suoi Casini? Hanno ragione quelle voci che stanno gridando da tempo – ciascuno con modi e stili diversi – al naufragio dell’informazione: Travaglio, Grillo, Barnard. Il cortocircuito inizia nelle redazioni dei giornali e delle TV, nell’assurda catena di “supervisori” che un giovane deve superare per essere ammesso alla professione: in pratica, c’è sempre qualcuno che deve garantire per te, altrimenti sei fuori. Quando, finalmente, il giornalista approda ad una scrivania, per anni avrà sempre un direttore responsabile che gli terrà il fiato sul collo: quando reagirà, finalmente, come i cani di Pavlov, allora riceverà la sua poltrona di comando. Se qualcuno, poi, sgarra, sono pronte le contromisure: qualcuno ricorda perché la RAI – in anni lontani – cacciò un grande attore come Dario Fo, premio Nobel per la Letteratura ? Dario Fo fa notizia: i tanti che non s’assoggettano, finiscono fuori nel più agghiacciante silenzio. In questo modo, la classe politica e quella imprenditoriale possono progettare, allenarsi ed eseguire i pessimi concerti che ci ammansiscono: perché non c’è contraddittorio, opinione a confronto, nulla. E, attenzione: potremmo affermare che l’intera Europa è prigioniera del potere finanziario che si sostanzia in queste performance. Solo in Italia, però, la rappresentazione va in scena con una scenografia, oramai, sudamericana. Per quel che era il Sud America vent’anni fa. Mediocri capitani d’industria hanno bisogno di pessimi politici, i quali si servono di sedicenti giornalisti per raccontare montagne di balle. Voilà, signori: il pranzo è servito.
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mercoledì 18 giugno 2008

Angra - Angels cry (1993)

Il mondo metallaro è pieno di band che richiamano nella loro musica elementi progressivi, soprattutto gruppi power o speed, a volte anche heavy. I già citati Dream Theater sono fra i gruppi che meglio hanno saputo combinare i due stili, ma il loro approccio consiste nel basarsi su partiture progressive da eseguire in maniera pesante, hard, come i canoni metal dettano. Gli Angra invece hanno una base power, speed talvolta, con inserimenti di orchestrazioni e tastiere care agli stilemi progressivi, un sound più solare, a differenza di molte metal band, e con l'aggiunta di suoni tipicamente sudamericani, soprattutto dal secondo album in poi. Infatti questa band è di Sao Paulo, in Brasile, e sono considerati la migliore band sudamericana degli ultimi dieci anni. Fondata dal cantante e tastierista Andre Matos nel 1992, stupì il mondo musicale con l'EP Reaching Horizons in cui mostrava immediatamente tutte le sue potenzialità, ovvero: un cantante coi controcazzi, in grado di raggiungere vette incredibilmente alte, due chitarristi altrettanto bravi, che spesso si lasciano andare in assoli mozzafiato, orchestrazioni sinfoniche, percussioni tribali, e molte tastiere. Il seguente album Angels cry li consacra nell'olimpo delle grandi band del rock e li rende famosi anche all'estero. Oltre ad Andre Matos fanno parte del gruppo Luis Mariutti al basso, Ricardo Confessori alla batterria e percussioni, Kiko Loureiro ad una chitarra e Rafael Bittencourt all'altra chitarra. Il disco si apre con Unfinished allegro, intro strumentale per sola orchestra che definisce un motivo classico molto carino, per poi esplodere con Carry on, uno dei cavalli di battaglia del gruppo, il pezzo probabilmente più heavy, più veloce, più potente. Un riff di chitarra molto speed delinea la melodia, mentre la voce altissima e pulita di Andre fa il resto, un capolavoro metal. Si prosegue con Time, altro bel pezzo, stavolta in forma di ballad, o meglio power ballad, poichè la chitarra classica dopo un pò diventa elettrica, mentre il basso in sottofondo sostiene il sound e la solita voce, prima dolcissima poi roboante, arricchisce quest'altro fantastico pezzo. Il brano seguente è la title track, condotta dalle due chitarre che partono piano per poi crescere via via, mentre le orchestrazioni riprodotte dalle tastiere si insinuano lentamente a riproporre la linea melodica iniziale. Un assolazzo di chitarra nella parte centrale rende questo brano intenso e drammatico, con Andre ancora in grande spolvero. Stand away registra una maiuscola prestazione del cantante, il quale butta fuori degli acuti pazzeschi e imprime tutta la canzone di una passione tipicamente latina. La traccia parte ancora con la chitarra acustica che si elettrifica e ci regala un altro assolo da capogiro nella parte centrale. In seguito vi è Never understand, uno dei pezzi più prog della produzione Angra, in cui oltre alle schitarrate e ai vocalizzi ultraterreni vi compaiono per la prima volta percussioni folk brasiliane, il tutto arricchito con cambi di tempo e sperimentazioni varie. Si giunge così a Wuthering heights, cover di un brano di Keith Bush, con Andre che arriva molto più in alto della cantante (ho sempre pensato che gli uomini cantino meglio delle donne) e più in alto di qualunque cantante metal. Semplicemente divino. Streets of tomorrow è veloce, potente e aggressiva, con un ritornello molto orecchiabile ed un grande assolo di Kiko. Il pezzo seguente, Evil warning, è diretto dalla batteria con doppio pedale accompagnata dalle chitarre disegnando una melodia accattivante. Infine questo splendido album si chiude con Lasting child, il brano più lento e dolce del disco, ma non meno maestoso, ancora trascinato dalla batteria e con le chitarre in background, mentre Andre canticchia allegramente accompagnato dagli altri componenti del gruppo. In conclusione come esordio per una band non ci si può aspettare di meglio, si avverte l'enorme caratura tecnica dei musicisti, tutti provenienti dal conservatorio, e si percepisce tutto il calore da loro trasmesso. Gli Angra sono fra i pochi, a parer mio, a saper equilibrare in maniera quasi perfetta grazia e potenza, armonia e velocità, tecnica ed aggressività. Inoltre arricchiscono ogni pezzo con una passione che i gruppi anglosassoni non hanno, senza perdere in armonia e qualità. Degli Angra recensirò anche Holy Land, ma consiglio di ascoltare anche l'EP che li ha resi celebri, cioè Reaching horizons, un altro EP di remix ed un paio di inediti, cioè Freedom call, e un live del 1997 intitolato Holy live, il loro concerto più famoso e sicuramente il più bello.

giovedì 12 giugno 2008

New Trolls - UT (1972)

I New Trolls sono una delle band italiane più famose e di maggior successo; nella loro lunga carriera hanno avuto una fase progressiva abbastanza casuale ma che ha dato ottimi risultati. Il gruppo nasce nel '66 a Genova ed ha origni abbastanza curiose, quasi mitologiche: era stata redatta una classifica dei più bravi musicisti genovesi e alcuni di questi militavano in un gruppo chiamato Trolls; questi ragazzi decisero di incontrare gli altri musicisti segnalati dall'articolo e chiedere loro se volevano unirsi ai Trolls. Così nascono i New Trolls, sorta di supergruppo genovese. Il loro sound parte ovviamente dal beat ma abbraccia sonorità tipicamente americane, come la psichedelia alla Hendrix o l'hard alla Vanilla Fudge. La svolta si ha dall'incontro con il compositore Luis Bacalov, il quale propone loro di musicare una sua composizione destinata a fare da colonna sonora di un film. Il progetto film va a monte, ma ciò che ne esce fuori è uno degli album progressive italiani più apprezzati nel mondo, ovvero Concerto Grosso n.1 del 1971. Nello specifico la seconda facciata è composta unicamente da improvvisazioni dei musicisti, ed è semplicemente stupenda. Le due anime dei New Trolls sono Nico Di Palo, cantante e chitarrista, orientato verso l'hard rock, da molti considerato il Jimi Hendrix italiano, soprattutto per le sue performance dal vivo in cui suona la chitarra coi denti o dietro la schiena, e Vittorio De Scalzi, anch'egli cantante e chitarrista, più melodico, più morbido, più pop. Finchè queste due tendenze sono convissute pacificamente e collaborativamente la band ha funzionato, ma dall'album che sto per recensire la corda si spezza e il gruppo si scioglie, scatenando battaglie legali per l'usufrutto del nome. Ci saranno varie e varie reunion, ma i risultati raggiunti in questi anni saranno sempre lontanissimi, anche perchè le sonorità tornano ad un beat pop di facile consumo. Nel 1972 il gruppo è formato dai già citati chitarristi, Frank Laugelli al basso, Maurizio Salvi alle tastiere e Gianni Belleno alla batteria e alla voce. Tralasciando il Concerto Grosso che apprezzo molto ma risulta comunque essere composto da un altro musicista, l'album UT è secondo me il migliore dei New Trolls, quello che meglio racchiude il loro sound e mostra le due anime del gruppo. Si comincia con un pezzo per solo pianoforte, Studio, classicheggiante ed incalzante, perfetto come intro, che si incastona perfettamente con il successivo, Strada XXII, ancora strumentale ma col supporto di tutti gli altri strumenti, molto fusion. Poi comincia uno dei più bei pezzi dei Trolls e del prog italiano: I cavalieri del lago dell'Ontario racchiude tutte le caratteristiche della loro musica: si passa dalla classica al jazz all'hard, tastiera e chitarre si intersecano, le atmosfere sono ora tenebrose e malinconiche ora leggere ed allegre. Nico Di Palo mostra tutta la sua straordinaria bravura, il paragone con Hendrix non è campato in aria. Si prosegue con Storia di una foglia, che riporta le sonorità ad un livello più umano, è infatti una canzone pop con un vago sapore jazz. In seguito vi è Nato adesso, sostenuto da una solida base ritmica su cui le due chitarre si contendono gli assoli, si sente qualcosa dei Genesis nella costruzione della traccia, piuttosto libera, e nel ritmo ipnotico. Il brano successivo è C'è troppa guerra, il mio preferito dei Trolls: uno dei brani più pesanti del prog in generale, è infatti trascinato da un riffone di chitarra che più hard non si può, molto vicino a certe cose dei Led Zeppelin o dei Black Sabbath, si alterna con movimenti più pacati e calmi, per poi esplodere nuovamente in tutta la sua potenza, tutto ciò per 10 indimenticabili minuti. L'atmosfera torna soft con la canzone Paolo e Francesca, altro episodio pop abbastanza gradevole. L'album si chiude con Chi mi può capire, sostenuto da voce ed organo in primis, per chiudere l'album con una nota malinconica. E' proprio questa alternanza di umori a rendere, a parer mio, questo album molto riuscito e molto bello, è un pò l'opera tipica del prog italiano, l'album da passare a chi ha appena deciso di avvicinarsi al prog nostrano.

giovedì 5 giugno 2008

Procol Harum - Grand Hotel (1973)

I Procol Harum sono uno di quei gruppi considerati pionieri del prog. Infatti il loro sound è molto influenzato dalla musica classica e Gary Brooker, leader del gruppo, è stato il primo ad avere l'idea della riproposizione di un brano classico rivisto in chiave rock. Prima della nascita del gruppo, nel 1967 Brooker aveva già composto A whiter shade of pale, costruita tramite la sovrapposizione di due sinfonie di Bach, e intuendone il potenziale successo forma un gruppo proprio per poter pubblicare il brano, chiamando alcuni suoi ex compagni nei Paramounts, gruppo di cui faceva parte in adolescenza. Il successo di questo brano fu immediato, quindi i Procol Harum da questo momento in poi cominciano a pubblicare album di buona fattura, finchè non vengono scalzati dalla nascita dei mostri sacri del prog come Genesis, ELP, King Crimson, Yes, che propongono un prog ben più elaborato e fantasioso. Quindi la loro produzione va via via peggiorando fino allo scioglimento del gruppo nel 1977. Dei Procol Harum la critica apprezza più i primi album, quelli che li hanno sanciti come innovatori e consacrati nell'olimpo del rock, ma a me piace invece un album del 1973 intitolato Grand Hotel. Sì perchè i primi album all'epoca devono aver sconvolto parecchio le orecchie, un suono del genere era una novità e l'idea di costruire un brano rock su un pezzo di musica classica è a dir poco geniale, ma ascoltandoli col senno di poi ci si accorge di tutte le ingenuità e della, francamente, pochezza di idee di Gary Brooker. Brooker è un personaggio che ammiro molto per il ruolo storico che ha avuto, ma come compositore è abbastanza mediocre, a mio parere. Per questo lavoro la band è composta, oltre che da Brooker pianista e cantante, da Alan Cartwright al basso, Chris Copping all'organo, B.J. Wilson alla batteria, scomparso nel 1990, e Mick Grabham alla chitarra che sostituisce il chitarrista storico Robin Trower, troppo blues nello stile. Quest'ultimo era l'altro compositore del gruppo insieme a Gary e la sua partenza lascia il campo libero al pianista, che ora può sfogare tutte le sue velleità sinfoniche melodrammatiche. Quest'album si mantiene molto bello, benchè le canzoni si somiglino molto nello stile e nella costruzione, ma gli album seguenti perderanno via via di inventiva e creatività, fino a cadere nella ripetitività. Inoltre anche in questo gruppo vi è la presenza di un paroliere, Keith Reid, con i Procol fin dalla nascita e molto dotato poeticamente, spesso preoccupato dal decadimento della società. Tutto l'album è in stile molto retrò, in bilico fra prog gotico, tendente all'orchestrazione grazie ai pesanti arrangiamenti di Gary, come per esempio Fires (Which Burnt Brightly) , e prog romantico-sinfonico, come la title track. Tutte le traccie sono molto piacevoli e leggere, è difficile individuarne qulcuna di spicco, la mia preferita è Toujours l'amour, perchè è molto ritmica, piano e chitarra si equivalgono negli spazi, ma soprattutto l'apprezzo perchè sono un inguaribile romantico sentimentalone. Sono molto belle Fires (wich burns brightly), con l'aggiunta di una voce femminile, For liquorice John, con i testi incentrati sul tema della morte, e T.V. Ceasar, che narra di un personaggio di una serie animata in grado di controllare il mondo tramite gli schermi televisivi. Un bell'album, in fin dei conti, non troppo impegnativo, romantico e demodè.