mercoledì 7 dicembre 2011

Un'altra manovra e' possibile

di Alessandro Gilioli



Quindi, ricapitolando.
Solo i famosi 131 cacciabombardieri F35 (non c’è stata ancora la firma del contratto, quindi potremmo disdirli senza penali) fanno 16 miliardi.
La dismissione di una parte delle caserme rimaste semivuote dopo la fine della naia obbligatoria consentirebbe di incassare rapidamente almeno altri 4 miliardi.
La rinuncia all’acquisto di due sommergibili e due fregate (anche loro già a bilancio) farebbe risparmiare un altro mezzo miliardo (abbondante).
Un accordo con la Svizzera sui capitali esportati clandestinamente – sulla falsariga di quello fatto dalla Germania – permetterebbe di incassare almeno 5 miliardi di euro.
Poi ci sarebbe il Vaticano: lasciandogli intoccato il suo otto per mille, i contributi alle sue scuole e tutto il resto, basterebbe abolire le esenzioni Ici, Ires, Iva e Irap, più i contributi regionali e quelli comunali per portare a casa un altro miliardo e mezzo.
Quindi ci sono le frequenze: 5,5 miliardi di euro sono una stima molto prudente di quello che si incasserebbe se le si vendesse anziché regalarle alle aziende tv e di telecomunicazione.
Infine, un taglio ai costi della politica non avrebbe solo un alto valore simbolico: tra riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti, degli stipendi e dei vitalizi degli eletti (il presidente della Provinca di Bolzano guadagna più di Obama), delle auto blu etc, un altro mezzo miliardo verrebbe fuori facilmente.
Fanno 33 miliardi. Cioè di più di quello che con cipiglio sofferente il governo Monti sta chiedendo ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini.
Certo: ci diranno che così è troppo semplice, che non si può, che è più complicato, che noi siamo solo dilettanti e dobbiamo lasciar fare a loro.
Ma non potranno mai dirci che un’altra manovra è impossibile.



Articolo Originale

domenica 4 dicembre 2011

Cressida - Asylum (1971)

All'ombra dei grandi del prog settantiano c'e' tutta una scena minore degna di estrema considerazione, un nugolo di band che non hanno avuto la fortuna del successo commerciale, a volte aleatorio, o della longevita', per tutta una serie di contrattempi piu' o meno casuali. I Comus, i Nektar, i Pavlov's Dog, i Quatermass, i T2, gli Spring, i Tonton Macoute e questi Cressida sono solo degli esempi di una irripetibile stagione. I Cressida nascono nel 1968 e si sciolgono nel 1971 ma fanno in tempo a dare alle stampe due album pregevoli, l'esordio omonimo e questo Asylum, entrambi incentrati sul suono dell'organo e una vena pop barocca molto interessante e a tratti paragonabile a gruppi maggiori come Genesis e Caravan. Il gruppo, che prende il nome da una commedia di Shakespeare, e' formato inizialmente da Angus Cullen a voce, chitarra e percussioni, John Heyworth alla chitarra, Peter Jennings alle tastiere, Kevin McCarthy al basso e Iain Clark a batteria e percussioni, e cone questa formazione pubblica il primo album. In seguito Heyworth, morto l'anno scorso, sara' sostituito da John Culley per il secondo album, seppur quest'ultimo contiene ancora una traccia, l'ultima, scritta dal precedente chitarrista. Dopo lo scioglimeto della band Clark andra' negli Uriah Heep e Culley nei Black Widow. Il loro sound e' di chiara matrice canterburyana, quella piacevole commistione di pop e jazz, anche se spesso tende al rock sinfonico, soprattutto nel secondo album, con atmosfere sognanti, suoni sporchi e densi, sempre eleganti e mai eccessivi. Se il primo album e' gia' un piccolo gioiello, il secondo porta a maturazione quanto fatto e aggiunge pochi elementi che lo rendono di una bellezza disarmante, come gli arrangiamenti di fiati e violino, una maggior varieta' unita ad un mgliore dinamismo, e una tendenza all'elettricita' che nel primo album, piu' acustico, mancava un po', probabilmente dovuta al cambio di chitarrista. Le tracce sono otto ed e' difficile indicarne una migliore delle altre, a me piacciono particolarmente la prima, Asylum, e la settima, Summer Weekend of a Lifetime, molto prog nei cambi di atmosfere ora calde ora piu' tese, e con un organo scatenato. Munich e Let Them Come When They Will sono le due minisuite, sugli 8-9 minuti, molto riuscite ed articolate, spaziando fra jazz, pop e sinfonismi. Un'altra traccia meritevole di mensione e' Goodbye Post Office Tower Goddbye, con un groove orecchiabile ed un ritornello irresistibile. Nient'altro da aggiungere per un album che di certo non vado io a scoprire, essendo un disco culto fra i progster incalliti, quindi se non l'avete mai ascoltato colmate subito questa lacuna.