sabato 28 settembre 2013

Marillion - Misplaced Childhood (1985)

I Marillion sono la band piu' importante di quel movimento cosiddetto neo-prog,
sorta di revival prog esploso nei primi anni '80 di cui abbiamo gia' avuto modo di parlare. Il loro stile e' dichiaratamente ispirato ai Genesis era Gabriel, e la loro storia incredibilmente rispecchia le vicessitudini della band del Sussex, essendo nettamente spaccata in due a causa della dipartita del cantante, nonche' leader e immagine principale del gruppo, in questo caso incarnata dallo scozzese Derek Dick, meglio noto con lo peudonimo di Fish (saggia decisione visto il suo cognome). Primo periodo che delinea uno stile influenzato si' dai Genesis, ma un po' piu' dark e tenebroso, inoltre mancano le sfuriate strumentali tipiche della band di Gabriel, piuttosto la musica si appoggia molto sulla voce di Fish, con gli altri componenti del gruppo che fanno un grandissimo lavoro di background, mentre i testi sono spesso viaggi introspettivi del cantante, che parla del suo travagliato rapporto con la vita, rapporto spesso condito da alcol e droghe. Seconda fase che vede la presenza del cantante Steve Hogarth a rimpiazzare Fish, il quale porta un cambio di stile ed una tendenza verso suoni piu' moderni.
I Marillion vantano uno degli schieramenti di fan piu' fedeli, e hanno scalato le classifiche inglesi con pezzi indimenticabili. A loro un po' si deve la rinascita del prog, la rivalutazione di un genere che era stato pesantemente criticato nel quinquennio precedente, tacciato di monotonia e ripetitivita', scarsa orecchiabilita' e prolissita', elementi che infatti mancano completamente nella musica dei Marillion, che punta al cuore dell'ascoltatore con pezzi asciutti e spesso brevi, carichi di melodia ed armonia, seppur dai testi amari. L'album in questione raggiunse il primo posto nella chart britannica degli album piu' venduti nel 1985, i singoli Kayleigh e Lavender raggiunsero rispettivamente il secondo e quinto posto nella classifica dei brani piu' ascoltati, e ben undici canzoni di quest'album figuravano nella top 40.
La band nasce nel Buckinghamshire nel 1979, quando il chitarrista Steve Rothery comincia a scrivere musica che rimanda agli anni d'oro del progressive inglese, e decide poi di suonarla in giro per i pub con uno stuolo di musicisti che raggiunge una stabilita' nel 1982 con Fish al canto, Mark Kelly alle tastiere, Pete Trewavas al basso e Ian Mosley alla batteria. I ragazzi vengono notati e si guadagnano un contratto dalla EMI, con la quale pubblicano Script for a Jester's Tear e Fugazi nel 1983 e nel 1984, prima del capolavoro e grandissimo successo commerciale di Misplaced Childhood.
Il seguente Cluthing at Straws (1986) vale un altro secondo posto nella classifica degli album piu' venduti nel Regno Unito, ma e' anche l'ultimo lavoro con Fish in formazione, infatti il cantante abbandona per divergenze economiche con il manager della EMI. C'e' anche da dire che Fish aveva proposto agli atri membri del gruppo di abbandonare l'etichetta discografica con lui, ma non ha ottenuto da costoro la risposta che desiderava.
Il capolavoro dei Marillion, e forse l'album neo-prog piu' riuscito, e' un misto di ballate brevi, incredibilmente delicate ed orecchiabili, e brani piu' lunghi ed articolati, ma non meno orecchiabili e piacevoli, con la voce di Fish sempre protagonista coadiuvata da una prova magistrale degli altri componenti del gruppo. Parla di amori perduti, successi improvvisi ed infanzia perduta, le liriche sono in gran parte autobiografiche ed interamente scritte da Fish durante un trip acido di dieci ore. L'album comincia con Pseudo Silk Kimono, intro di due minuti che subito ci introduce nel mondo narrato dal concept fishiano, con le sue atmosfere eteree, solenni e malnconicamente dolci. Le tastiere accompagnano la voce del cantante, che non puo' non ricordare quella di Gabriel, con gli altri strumenti che piano piano salgono, per poi sfociare in Kayleigh, canzone stupenda per dolcezza e semplicita', per le emozioni che suscita, per l'incredibile orecchiabilita' combinata con prog sopraffino. Fish e' ancora protagonista principale, accompagnato ora dalla chitarra che regala un assolo spettacolare a meta' brano, breve e ficcante come pochissimi, mentre le tastiere si incastrano alla perfezione nella melodia, duettando con le chitarre e ricordando ovviamente le grandi esibizioni della coppia Hackett-Banks. Lavender prosegue sullo stesso livello, ed e' questa la notizia, perche' dopo Kayleigh non ci si puo' aspettare qualcosa di meglio, invece Lavender e' un pezzo toccante, dolcissimo, secondo me migliore del brano precedente, con un Fish mai cosi' ispirato e un altro solo di chitarra indimenticabile. Bitter Suite, primo pezzo lungo con i suoi otto minuti, cambia l'atmosfera per virare verso suoni piu' oscuri e siderali inizialmente, piu' movimentati e rock dopo, questa volta sono i quattro strumentisti a regalarci grande musica, anche se l'atmosfera cambia gia' ancora una volta e questa volta e' Fish ad aprirci i cuori con il suo canto struggente e il suo male interiore. Heart of Lothian e' un altro bellissimo brano, maestoso e lirico, progressivo e melodico, che cambia improvvisamente a meta' per calmarsi e dirigersi verso Waterhole (Expresso Bongo), due minuti di percussioni marcate, sferzate di chitarra, voce e tastiere, a creare un'atmosfera nervosa e tesa, allo scopo di accompagnare l'ascoltatore verso il brano seguente: Lords of the Backstage e' un altro pezzo che da solo vale tutto l'album. Ritmo sostenuto, perfette combinazioni basso-batteria e chitarra-tastiere, voce emozionante e trascinante, ed anche una citazione da A Plague Of Lighthouse Keepers dei Van Der Graaf Generator che manda in solluchero i progster convinti come me. Si prosegue con il secondo ed ultimo pezzo lungo: i nove minuti di Blind Curve passano veloci fra malinconie, chitarre piangenti, cantanti disperati, soli di chitarra mozzafiato, melodie di una bellezza disarmante, momenti piu' oscuri ed altri piu' ariosi. Childhood's End e' un'altra pop song che non cambia gli ingredienti senza perdere in bellezza e slancio emotivo; con accordi relativamente semplici e melodie immediate i Marillion sono in grado di costruire canzoni di rara qualita'. White Feather, con i suoi due minuti di rock energico, e' il gran finale del disco.
I Marillion hanno avuto il merito di credere nella riscoperta di un genere che pareva aver esaurito il proprio campo espressivo, ed hanno cominciato un processo di recupero e contaminazione che continua tutt'oggi.

martedì 3 settembre 2013

Erba

L'erba che sto fumando in questo periodo mi fa smettere completamente di parlare e mi fa sentire odore di minestrone.