sabato 13 marzo 2010

20 canzoni prog delle quali non potrete piu' fare a meno

Tante volte un album e' mediocre, altre volte e' pessimo, ma c'e' una canzone che, chissa' come mai, prevale sulle altre, risulta particolarmente ispirata e contrasta con tutto il resto. Capita. Quindi l'album in questione non entrera' negli annali e quella canzone passera' purtroppo inosservata. Non per un collezionista incallito come me. Ecco a voi le n canzoni prog provenienti da album non all'altezza della loro bellezza. Se vi va ascoltate anche l'intero album, se non vi va cercate direttamente la canzone, alcune di esse sono dei veri e propri gioielli.

Ataraxia - Cobalt (da Arcana Eco, 2005): Gli Ataraxia sono una band italiana attiva fin dal 1985 e dalle molteplici influenze, la loro musica e' un miscuglio di musica medioevale e rinascimentale, lirica, etnica, sinfonica, dark wave e canti gregoriani, che solo per comodita' e' inserita nel filone prog. Cobalt e' una traccia tristissima, carica di poesia e lirismo, decadenza e malinconia. La cantante Francesca Nicoli e' autrice di una prova maiuscola.
Completano la band Vittorio Vandelli alla chitarra, Giovanni Pagliari alle tastiere e Riccardo Spaggiari alla batteria.

Barrock - Guerra! (da Oxian, 1994): I Barrock sono un'altra band italiana, attiva dal 1982 al 1995, il cui stile e' un rock sinfonico debitore della musica classica, infatti la band nasce come trio vocale a cui si aggiunge prima una sezione ritmica poi una chitarra ed una tastiera. Il primo album intitolato L'alchimista e' molto carino e ne consiglio l'ascolto, ma la loro traccia migliore e' presente sul secondo. La cosa curiosa e' che tutti i componenti della band sono fra loro parenti, fratelli, sorelle, cugini, mariti e mogli, nipoti e cognati; si tratta di costoro: Valter Poles alla chitarra, Giuseppe Vendramin alle tastiere, Giampaolo Poles al basso, Maurizio Poles alla batteria, Graziella Vendramin alla voce e Paola Poles alla voce.

Blind Faith - Can't find my way home (da Blind Faith, 1969): I Blind Faith sono stati un supergruppo rock attivo solo per un anno, che ha pubblicato un bell'album omonimo, non un capolavoro, ma carino. Nascono da un'idea di Eric Clapton, chitarrista dei Cream, e Steve Winwood, tastierista dei Traffic, a cui si aggiungono Ginger Backer, batterista dei Cream, e Ric Grech, bassista/violinista dei Family. L'album non e' all'altezza dell'altissimo livello tecnico e del talento individuale dei quattro, ma alcune canzoni sono passate alla storia. Questa e' una di quelle. Il disco e' famoso anche per la copertina che all'epoca suscito' scalpore, raffigurante una ragazzina nuda che tiene in mano un aeroplano, da molti interpretato come un simbolo fallico (mah).

Balletto di Bronzo - Neve Calda (da Sirio 2222, 1970): Band che non ha bisogno di presentazioni, autori di due album molto carini come Sirio 2222 e YS, Neve Calda e' un classico del loro repertorio. Il primo nucleo della band, quello che suona in questa canzone, e' composto da: Marco Cecioni alla voce, Michele Cupaiolo al basso, Lino Ajello alla chitarra e Giancarlo Stinga alla batteria, in seguito Cecioni e Cupaiolo saranno sostituiti da Vito Manzari al basso e Gianni Leone, tastiere e voce, principale mente della band e tuttora al comando.

Family - Me my friend (da Music in a doll's house, 1968): Pezzo di storia del prog inglese, la musica dei Family e' particolare e inconfondibile. I primi due album sono sicuramente da ascoltare; questa traccia, estratta dal primo disco, e' condotta dalla potente voce di Roger Chapman, qui filtrata, e dalla tromba di Jim King, mentre il ritmo marziale e' dettato da Ric Grech, poi sostituito da John Wetton, al basso e Rob Townsend alla batteria. Completa la squadra Charlie Whitney a chitarra e tastiere.

Geddy Lee - Working at Perfekt (da My favorite headache, 2000): Geddy Lee e' il bassista dei Rush, e qui mi fermo. Ha pubblicato un album solita con alcune canzoni molto belle in cui fa valere le sue doti vocali e il basso e' spesso strumento principale, anche se tastiere e chitarra che suona egli stesso si ritagliano i loro spazi, inoltre si avvale dell'aiuto della chitarra e del violino di Ben Mink e della batteria di Matt Cameron, dai Soundgarden.

Idle Race - Days of broken arrows (da Back to the story, 1996): Gli Idle Race non erano una prog band, ma facevano parte della scena psichedelica inglese di fine anni '60, con Beatles, Kinks, Who e molti altri, la cui musica anticipa molti tratti che saranno poi elaborati ed accentuati dai gruppi inglesi progressivi. Del nucleo degli Idle Race facevano parte musicisti che poi formeranno i The Move e la Electric Light Orchestra. Di tutte queste band Jeff Lynne ne e' stato il leader, oltre a rivestire il ruolo di cantante, chitarrista e tastierista, in seguito protagonista di una brillante carriera solista. Altri componenti degli Idle erano Dave Pritchard alla chitarra, Greg Masters al basso e Roger Spencer alla batteria. Questa canzone e' presente sulla compilation Back to the history, si tratta di un brano scritto da Jeff Lynne in gioventu' e poi inserito nella raccolta.

Invisible - El anillo del capitan Beto (da Les jardin de los presentes, 1976): Gli Invisible erano una band di prog sinfonico argentina, autori di tre album mediocri nella meta' dei '70. La formazione era: Luis Alberto Spinetta a chitarra e voce, Hector Lorenzo alla batteria, Carlos Rufino al basso, Tommy Gubitsch alla chitarra. Canzone che vive dell'alternanza fra parti acustiche e parti elettriche ben trascinate dal basso, in un'atmosfera malinconica e calda.

Kinks - Autumn Almanac (da Something else by The Kinks, 1967): Stesso discorso fatto per gli Idle Race, con la differenza che i Kinks sono stati molto piu' importanti e prolifici. La loro discografia conta ben 23 album in studio, mentre il loro stile fara' scuola per tutti gli anni '70. La band era formata da Ray Davies, cantante, suo fratello Dave, chitarrista, il batterista Mick Avory ed il bassista Pete Quaife. I Kinks sono autori di brani che hanno fatto la storia del rock, come You really got me, Louie Louie o Lola, ma a me piace tantissimo questa, in un trionfo di cori, chitarre classiche e colori lisergici.

Kula Shaker - Fool that I am (da Strangefolk, 2007): Di tutte le canzoni che ho postato fin'ora, questa e' quella che preferisco (a pari merito con i Blind Faith). I Kula Shaker sono una band inglese autore di tre album fra il 1996 e il 2007, che uniscono a sonorita' tipiche del britpop musica indiana e psichedelia anni '60. Tutti e tre gli album sono bellini, ma questa canzone e' un gioiellino: melodica, commovente, con un grandissimo organo a fare da padrone. I componenti del gruppo sono: Crispian Mills a voce e chitarre, Alonza Bevan al basso, Jay Darlington, poi rimpiazzato da Harry Broadbent, alle tastiere, e Paul Winterhart alla batteria.

Love Sculpture - In the land of the few (da Forms and Feelings, 1969): Altro gruppo che cavalcava la corrente psichedelica di fine '60, i Love Sculpture pubblicano due album alla fine del decennio, e annoverano nelle loro fila il chitarrista Dave Edmunds, il bassista John Williams ed il batterista Congo Jones.

Moody Blues - The best way to travel (da In search of the lost chord, 1968): I Moody Blues non hanno bisogno di presentazione, tuttavia, per chi non li conoscesse, sono stati una band inglese blues prima prog poi, nati nel 1965 e attivi tutt'ora, che ha pubblicato l'ultimo album nel 1991 con buona continuita'. Il disco da cui e' tratto questo brano ed il precedente, Days of future passed, sono sicuramente i migliori per chi volesse conoscerli meglio. Questa canzone e' composta da una melodia indovinatissima che viene ripetuta due volte con una leggera variazione nella seconda parte, semplicemente ipnotica, si pianta in testa. I Moody Blues, nel nucleo piu' longevo, sono: Justin Hayward a voce e chitarra, John Lodge a voce e basso, Michael Pinder a tastiere e voce, Ray Thomas al flauto e Graeme Edge alla batteria.

Quatermass - Black Sheep of the Family (da Quatermass, 1970): Band culto del prog inglese, purtroppo autori di un solo discreto album, i Quatermass sono un trio tastiere-basso-batteria con forti tinte hard. I musicisti sono Peter Robinson, tastiere, John Gustafson, basso e voce, che poi andra' a suonare nei Roxy Music, e Mick Underwood, batteria, e questo pezzo e' una sorta di classico progressive, ripreso anche dai Rainbow di Richie Blackmore e Ronnie James Dio, in una versione hard tiratissima.

Raw Material - Empty Houses (da Time is..., 1971): Band hard-prog di inizio '70, autori di soli due album nel 70-71, ascoltati entrambi e niente di eccezionale. Ma questa canzone lo e'. Trascinata da una chitarra indiavolata e una voce impazzita, parte con una intro lenta per chitarra per poi decollare e viaggiare a mille, arrestarsi nuovamente e quindi ripartire, con tanto di fiati ed organo ad arricchire il tutto. Il gruppo e' composto da Colin Catt, voce e tastiere, Mike Fletcher, sax e flauto, Dave Green, chitarra, Phil Gunn, basso, Cliff Harewood, chitarra, e Paul Young, batteria.

Roxy Music - Do the Strand (da For your pleasure, 1973): Un altro gruppo che non necessita presentazioni, band nella quale hanno militato il sintetizzatorista Brian Eno, il cantante tastierista Bryan Ferry, il chitarrista Phil Manzanera fra gli altri, il sassofonista Andy Mackay, il batterista Paul Thompson ed un manipolo di bassisti, fra cui Graham Simpson, John Gustafson e l'immancabile John Wetton. Inoltre un giovanissimo Eddie Jobson esordi' proprio in questa band sostituendo Brian Eno quando costui decise di intraprendere la carriera solista. Etichettati con troppa fretta come band glam, accostati spesso a David Bowie con il quale hanno poco da spartire, i Roxy Music partono certamente dal prog per prendere una direzione del tutto personale, grazie alla chitarra blues di Manzanera, l'incedere pianistico e la voce di Bryan Ferry e la schizofrenia di Brian Eno prima, il violino elettrico di Jobson poi, sono stati precursori della scena New Wave e Synth-Pop degli anni '80 e una delle piu' importanti band del rock. Pero' a me non piacciono particolarmente.

The Nice - Diary of an empty day (da The nice, 1969): il tastierista Keith Emerson fondo' questa band, rimasta chiaramente negli annali, nel 1967 con il bassista Keith Jackson, il batterista Brian Davison, ed il chitarrista David O'List, fatto fuori dopo appena due album con l'ego di Keith che avanzava. La carriera del gruppo finisce di fatto nel '71, dopo un album dal vivo senza Emerson e una raccolta di canzoni scartate dai precedenti dischi. I due Nice superstiti cercarono di sfruttare la fama riflessa del loro ex-leader formando i Refugee con Patrick Moraz, contribuendo di fatto a lanciare il tastierista che abbandonera' il gruppo per unirsi agli Yes, sancendo cosi' la fine di ogni velleita'. Ogni album si lascia ascoltare piacevolmente, pur presentando ovvie ingenuita' e limiti dovuti al non eccelso livello tecnico dei musicisti, ad eccezione di Keith chiaramente. Questa e' a mio parere la canzone meglio riuscita.

The Mickey Finn - Garden of my mind (dal 45 giri omonimo, 1967): Altro gruppo della corrente psichedelica inglese, i Mickey Finn sono abbastanza sconosciuti, infatti non so dirvi molto, se non che non sono mai riusciti a pubblicare un album, e si narra che Jimmy Page ne abbia fatto parte per qualche tempo. Questa canzone e' un'esplosione di psichedelia e chitarre hendrixiane, tutta da godere.

Tomorrow - My white Bicycle (da Tomorrow, 1968): Altra band storica a cavallo fra la psichedelia tardo 60 e i primi vagiti prog di inizio 70, ha avuto il merito di lanciare nell'olimpo musicale il chitarrista Steve Howe, che andra' negli Yes, ed il batterista John Alder, per tutti Twink, che formera' i Pretty Things ed i Pink Fairies. Gli altri musicisti sono il cantante Keith West ed il bassista John Wood, detto Junior. Il loro unico omonimo album e' molto piacevole, e contiene altre belle canzoni oltre a questo affresco pop-psichedelico.

Wicked Minds: Band italiana nata nei primi anni del 2000 da alcuni musicisti che suonavano thrash metal nei '90, di questi ragazzi non riesco a scegliere una canzone che prevale nettamente sulle altre. Le canzoni che mi piacciono sono tre: From the purple skies, Here comes the king e Burning Tree, ma purtroppo non sono ancora riusciti a scrivere un album che si possa considerare "della maturita'". Lo attendo con ansia. Intanto consiglio di ascoltare i loro tre dischi in studio. Dei Wicked Minds fa parte il talentuosissimo tastierista Paolo Negri detto Apollo, che sta rapidamente diventando una celebrita' negli ambienti italiani, che conferisce al sound quel tocco hard settantino che ricorda tanto Uriah Heep e Deep Purple. Gli altri musicisti sono il bravissimo cantante J.C., il chitarrista Lucio Calegari, il bassita Enrico Garilli ed il batterista Andrea Concarotti. Auguro loro tutto il successo che meritano.