domenica 9 agosto 2009

La gran festa del G8 in Abruzzo (terremotati esclusi)

Nei giorni in cui giornali e televisioni erano pieni di G8, ho pensato al curioso destino degli abitanti della città dell'Aquila. Sopravvissuti ad un terremoto che ha ucciso centinaia di loro, distrutto le loro case, guastata per sempre la loro idea di città come rifugio e salvezza delle memorie e degli affetti, ecco che in risarcimento e ricompensa i grandi del mondo offrono una gran festa, la loro festa, la festa della loro ricchezza e del loro potere. Tipica offerta di chi sta bene a chi sta male. Una festa da cui i locali sventurati e afflitti sono drasticamente esclusi. Non solo non vi hanno partecipato, ma gli è stato anche proibito di circolare liberamente, di andare in campagna per funghi o insalata, per fare l'amore o portare a spasso i bambini. I campi, gli alberi, i fiumi, tutto riservato ai ricchi e grandi della Terra, agli ospiti di pochi giorni, loro sì forniti di lasciapassare, loro sì ospitati negli alberghi e negli edifici riservati, al riparo da pioggia e freddo. Ma non solo gli abitanti dell'Aquila dicono di aver provato stupore e rabbia: la faccenda è sembrata anche altrove un'esibizione indecente di spreco di pubblico denaro. Ma come, la polizia e i carabinieri non hanno i soldi per muoversi sulle loro gazzelle o pantere, da ogni parte in nome della sicurezza che manca si spendono soldi nelle ronde, è tornato anche il "comandante" Gaetano Saya cpn le sue aquile e i suoi saluti romani, e per il G8 abbiamo mobilitato ventimila agenti, aerei e carri armati, persino i controlli satellitari? Per cosa? Per governare il mondo? Ma andiamo. I ricchi e potenti sono venuti per divertirsi e fare affari, come il presidente della Cina, il laborioso ingegnere tornato precipitosamente a casa sua per domare la ribellione degli uiguri in cerca di libertà. Al suo posto sono rimasti a combinare affari trecento imprenditori, che hanno fatto del comunismo il più insaziabile capitalismo imperialista. Il G8 per il nostro capo del governo è stato un'occasione di popolarità personale a spesa dei sudditi. Non gli bastavano gli investimenti fatti in Sardegna per ingraziarsi i locali e vincere le elezioni regionali, arriva il teremoto e, detto fatto, coglie l'occasione per far spendere allo Stato altri miliardi, al fine di mostrarsi su tutti i fogli e tutti gli schermi. Un tempo i sovrani gratificavano i sudditi di caroselli in costume e fuochi d'artificio. Oggi ai sudditi sprovvisti di pass si consiglia di stare in casa o in tenda, come ai terremotati.


Giorgio Bocca, il Venerdì di Repubblica, Agosto 2009

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