sabato 25 marzo 2017

Delirium - Delirium A.K.A. Primer Dialogo (1985)

I Delirium, oltre ad essere una band italiana ed altre 13 band sparse per il mondo, sono (erano) una band messicana, dalla breve durata e che ha dato alle stampe due album a meta' anni 80. In realta' non sono due album, in quanto contengono le stesse canzoni ma uno dei due contiene 20 minuti di musica aggiuntivi grazie ad intermezzi, stiracchiature e nuovi innesti musicali. Preferisco la forma ridotta, i poco piu' di 30 minuti di Delirium, a.k.a. Primer Dialogo, del 1985. Tutto cio' che riguarda questo gruppo e' avvolto nell'incertezza e nel dubbio, esattamente come il Paese da cui provengono, la cui storia ed attualita' sono pieni di misteri. Non e' chiaro quale album sia stato concepito prima, in quanto Primer Dialogo e' del 1985, seguito da El Teatro Del Delirio nel 1997, che pero' e' una ristampa di un album registrato, secondo i credits, nel 1984, il problema e' che molti storici musicali indicano Primer Dialogo come primo album. Ad ogni modo, i due album sono quasi uguali, e val la pena dal loro un ascolto. Preferisco il primo (o il secondo) per brevita', forse 20 minuti aggiuntivi sono un po' eccessivi. La band e' formata da Manuel Lhoman al basso, Daniel Rivadeneyra alla chitarra, Amador Ramirez e' il tastierista, Víctor Baldovinos il batterista, completa la formazione Alfredo Flores al violino. I credits fanno anche menzione di un cantante, tal Oscar Saldana, seppur l'intero album sia strumentale. Non esistono notizie biografiche del gruppo ne' dei componenti, e pare che la band abbia avuto davvero breve durata, forse neanche un paio di anni, ma sufficienti per pubblicare uno dei migliori album per quanto riguarda il prog messicano, che ha comunque una discreta e dignitosa tradizione.
L'album e' composto da 6 tracce fra i tre e i sette minuti, tutte molto piacevoli ed omogenee nello stile. La musica dei Delirium e' un prog ora romantico ora piu' spacey, caldo, avvolgente, sicuro e confortevole, dal ritmo sufficientemente spedito, con chitarra, tastiere e violino che si intersecano piacevolmente nel disegnare la melodia.
Si parte con Armagedon, traccia piu' breve con i suoi tre minuti scarsi, funge da introduzione e corre rapida e simile dall'inizio alla fine, grazie ad un indovinato motivo sostenuto dal violino. Si prosegue con Atrio De Las Animas, lunga quasi sei minuti, in cui si puo' ancora apprezzare la perfetta collaborazione fra gli strumenti menzionati. Ancora una volta il violino e' principale protagonista, nella descrizione di un'aria molto raffinata e delicata, eterea. Verso meta' brano le tastiere prendono le redini, il ritmo sale e l'atmosfera si fa un attimo piu' drammatica, siamo in territori space prog ora. In seguito anche la chitarra sale, cosi' perfetti intrecci chitarra-tastiere concludono la canzone. La terza traccia, Nocturno En Caminata, e' una delle canzoni piu' prog del lotto, in quanto non ha un motivo portante, ma si lascia andare ad una jam di chitarra e tastiere, ottimamente coadiuvate dagli altri strumenti, con un giro di tastiere che ogni tanto emerge a dare un po' di coordinate. Sei minuti e mezzo di musica eccellente. Si arriva cosi' alla title track nonche' traccia piu' lunga dell'album, la quale comincia ancora con i soliti intrecci corde/tasti, molto veloci e coinvolgenti, salvo arrestarsi dopo un minuto e mezzo per lasciare spazio alle tastiere ed al violino, che rallentano il ritmo ma non ne abbassano la qualita'. E quando anche la chitarra partecipa alla creazione del sound e' davvero un gran sentire. Il brano ha tempo per cambiare ancora una volta ad un paio di minuti dalla fine, accelerando ora e puntando sempre sui magnifici dialoghi fra i tre strumenti portanti e la sezione ritmica. Davvero un ottimo lavoro di amalgama, per una della canzoni piu' riuscite del disco. Il quinto brano e' Hellyet, ora con il basso piu' in evidenza, fra le solite e solide melodie delle corde e dei tasti d'avorio; pezzo breve, raffinato e solare. Conclude Lagrimas, cinque minuti abbondanti di musica barocca e decadente, come fa intuire il titolo, per una variazione di spartito apprezzata seppur sporadica. Infatti questo e' un brano piu' spigoloso, meno melodico, ma assolutamente non meno riuscito, con la chitarra che si fa piu' robusta e piu' evidente, con le solite tastiere in background a tessere tappeti sonori. E quando i due strumenti si scambiano la scena e' piu' prog che mai.
Un'altra gemma rara e nascosta dell'underground progressivo, assolutamente da ascoltare.

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