giovedì 3 aprile 2008

Liquid Tension Experiment - 2 (1999)


Il prog-metal è uno dei sottogeneri del prog in cui è più facile cadere nello scontato e nel già sentito, basta citare, che so, gli Aghorà o gli Atheist. I Dream Theater sono il gruppo che meglio ha saputo combinare l'heavy con i canoni progressivi, rimanendo comunque originali, e consiglio vivamente l'ascolto di Images and words, loro miglior lavoro, e non è un caso che tre membri su quattro di questo supergruppo denominato Liquid Tension Experiment facciano parte della band newyorkese; in verità sono due perchè quando i brani sono stati composti e realizzati il tastierista Jordan Rudess non era ancora entrato nei Dream, ma lo avrebbe fatto di lì a poco. Dicevo, gli altri due componenti sono un grande chitarrista come John Petrucci, in grado di fare qualunque cosa con la sua chitarra, e Mike Portnoy, probabilmente il più abile drummer del mondo. Completa la formazione Tony Levin, formidabile bassista dei King Crimson. Se siete musicisti ed è vostra abitudine riprodurre le canzoni che più vi piacciono, allora vi consiglio di non ascoltare questo album, perchè vi farà sprofondare in un baratro di annichilimento, tanto è suonato magistralmente in ogni singola nota. I quattro componenti della band sono dei mostri di tecnica, e non se lo tengono per sè, anche se le canzoni sono costruite benissimo, orecchiabili tutte, i virtuosismi e gli assoli non sono fini a se stessi ma pesano nella costruzione del sound. Sembra che i musicisti siano finalmente liberi di dare sfogo alla propria creatività, non sono più costretti in schemi prefissati, e questo lavoro supera di gran lunga qualsiasi album dei Dream Theater probabilmente per questo motivo. Si parte a razzo con Acid rain, titolo emblematico perchè una pioggia di acido vi cadrà in testa appena questa traccia verrà sparata fuori dalle casse: velocissima, folle, folgorante, delirante. Petrucci e Rudess si scambiano il palco in continuazione, la loro è un'intesa direi perfetta, mentre Levin e Portnoy vanno a zonzo nel ritmo, costruendo la base ma anche contribuendo alla melodia, in simultanea o in contrasto, a ritmo o controtempo, è una roba pazzesca, e ciò accadrà per tutto l'album. Dopo una prima traccia aggressiva si passa ad una più calma e dolce, introdotta da celestiali note di pianoforte, Biaxident è la traccia più melodica a mio parere, stupenda nel suo continuo sviluppo. Si prosegue con 914, forse troppo simile ad una traccia del primo album, comunque bella nella partenza in sordina e nelle aperture spaziali. Le quattro traccie seguenti sono indescrivibili e irracontabili, per i continui cambi di tempo e di suono, gli intrecci melodici e gli scambi della scena; i quattro funamboli delirano piacevolmente, nonostante la lunga durata del lavoro l'album si lascia ascoltare e scorre via fra accelerazioni e fughe, momenti più quieti e dolci, tutto ad un livello tecnicamente altissimo. L'ultima traccia è quella che preferisco meno, solo perchè è una ballad chitarrosa che eseguita senza voce perde tanto, ma ha anche lei il suo perchè. In conclusione una roba del genere non era mai stata sentita, vi si sono avvicinati molto i Dream in Images and words, vi si sono avvicinati ancora più i personaggi di questa ensamble con il primo lavoro, ma questo album è qualcosa di sconvolgente, vi farà ballare e assumere ridicole pose, fidatevi.

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