domenica 15 novembre 2009

Spring - Spring (1971)

Un'altra meteora dell'esageratamente prolifico undergorund inglese, autori di un unico album molto diverso per quelli che sono gli standard prog, o almeno del prog moderno. Non vi sono particolari virtuosismi, frequenti cambi di tempo, suite interminabili, o assoli tiratissimi ed ipertecnici. Gli Spring si distinguono per le atmosfere malinconiche e per l'uso contemporaneo di tre mellotron che rendono il suono fiabesco, onirico, romantico, raffinato e curato. La band si forma nel 1970 a Leicester e vede nelle proprie file Pat Moran a voce e mellotron, Ray Martinez a chitarra e mellotron, Kips Brown ad organo, piano e mellotron, Adrian Maloney a basso e chitarra, Pick Withers alla batteria, si sciolgono nel '72 a causa del fallimento della Neon, la loro casa discografica. Stupisce il fatto che musicisti cosi' giovani, alla loro prima esperienza riescano a sfornare un album di tale livello e ancora di piu' stupisce il fatto che nessuno di loro, a parte il batterista che andra' a formare i Dire Straits, abbia poi avuto una carriera musicale importante. La musica degli Spring e' connotata da un riuscitissimo e difficilissimo equilibrio musicale, ritmi marziali e serrati, ballate acustiche, arie dolci e romantiche, tracce epiche e pastorali, easy listening e scorrevolezza. La scelta di usufruire di tre mellotron e' quantomai azzecata, ad alcuni potrebbe sembrare stucchevole e stancante alla lunga, ma, a mio parere, e' originale e arricchisce il suono in maniera unica. L'album comincia alla grande con The Prisoner (Eight by Ten), che vede un'atmosfera decadente e tristissima, basso e voce conducono il ritmo, i mellotron arrangiano alla grande e una leggera chitarra acustica fa il resto. Uno dei mellotron e' responsabile del ritornello per una scelta che stupisce sin dall'inizio, batteria sempre in evidenza, un brano stupendo. Grail e' un po' piu' cupa e presenta chitarre piu' incisive, la voce e' ancora in primo piano con i mellotron che ricamano, il mellotron e' semplicemente strappalacrime, il basso ben in evidenza e questo mi piace da matti. Un buon cambio di tempo nella parte centrale, quando il suono si fa ancora piu' epico e solenne, arricchisce unlteriolmente il brano, per poi tornare su lidi romanticissimi e chiudere la canzone com'era cominciata. Boats e' condotta dalle chitarre acustiche e dalla voce, il ritmo si fa stavolta un po' piu' rockeggiante, senza esagerare, e' una breve ballata folk acustica. Shipwrecked Soldier e' scandita da un ritmo marziale di batteria e violini resi dai mellotron che rendono la melodia irresistibile, poi quando intervengono la chitarra e la voce la canzone diventa semplicemente stupenda, le atmosfere piu' graffianti e decise, un breve assolo di chitarra nella parte centrale introduce un assolo di mellotron che rende il suono ancora piu' enfatico. Golden Fleece e' introdotta da dolci arpeggi di chitarra, l'atmosfera si fa ancora piu' decadente con l'ingresso della voce e dei soliti arrangiamenti di mellotron, il quale e' responsabile anche di dipingere il sottofondo per il ritornello. Canzone ancora una volta strappalacrime e dolcissima. Il ritmo cambia nella parte centrale diventando piu' cupo e facendo da apripista per un ottimo assolo di chitarra incalzato da (finalmente) un organo. Si continua con Inside Out: brano piu' rock, introdotto da una buona chitarra elettrica e ritmo che si fa subito vivace, ottimo ritornello e organo in sottofondo; canzone che non sembra all'altezza delle precedenti finche' non parte la sezione strumentale a dipingere eleganza e sinfonie e uno stupendo stacco di chitarra acustica accompagnata da batteria ed organo a chiudere il pezzo. Song To Absent Friends (The Island) e' un brano acustico per piano e voce, con una melodia malinconica, pezzo forse leggermente sottotono. Fool's good e' introdotta ancora da un grande basso a dettare i tempi ed i mellotron che disegnano paesaggi ed immagini, l'atmosfera cambia diventando acustica con la chitarra che accompagna la dolcissima e pacata voce, interdetti dal solito mellotron. In seguito l'aria si fa piu' dura grazie all'ingresso della chitarra elettrica, ora libera di vagare a piacimento per una delle canzoni piu' cangianti e progressive dell'album. Hendre Mews e' una traccia dark, cupa, a tinte nere, il cantato e' sofferente e le tastiere tristissime, salvo nella parte centrale quando parte un pezzo strumentale stavolta molto tirato con le tastiere che duellano alla grande con la chitarra, si sente un po' di rock'n'roll infine, in seguito il pezzo ripropone il tema di apertura a chiudere la traccia. A World Full of Whispers e' una traccia piu' vivace del solito, introdotta da pulsazioni di basso, ditate di chitarra e organo a vaneggiare in sottofondo; quando interviene la voce l'atmosfera si calma leggermente e vira verso un blues insolito fin ora con un bel refrain nel ritornello cantato, ma subito il ritmo ritorna vivace senza per questo ripetere i suoni della parte iniziale. Chiude Gazing, molto ritmica con organo e basso ad accompagnare alla grande la voce, presto incalzata dalla chitarra. Ancora una variazione sul tema inaspettata e mellotron sempre presenti a conferire al tutto un qualcosa di romantico e solenne. Un disco originale ed orecchiabile, atmosfere avvolgenti, suono morbido e deciso, voce elegante, tastiere prevalenti sulle chitarre spesso solo in sottofondo. Si tratta di un prog minimale, genuino, ancora lontanissimo dalle interminabili fughe strumentali e dagli inutili tecnicismi, si bada alla forma canzone senza eccedere. Questo album mi e' stato consigliato da un amico inglese che passandomelo mi disse: "Why to use only one mellotron when you can use three?". Cazzo se aveva ragione.

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