venerdì 14 novembre 2014

Quintorigo - Rospo (1999)

I Quintorigo sono stati una giovane promessa della musica italiana, un gruppo di ragazzi decisi a portare una ventata di aria nuova nello stantio e asfittico panorama pop italiano. Era il 1999 e il loro intento e' fallito miseramente. Una della rare apparizioni di gruppi progressivi sul palco di San Remo, i Quintorigo stupirono tutti per la singolarita' della proposta, completamente differente dalle tipiche canzonette stereotipate e plastificate abituali dell'Ariston, dal punto di vista dei testi, dell'approccio musicale, della strumentazione, tutto insomma. Rospo, il brano proposto, valse loro il premio della critica, e grandi furono i proclami delle riviste e trasmissioni specializzate, annunciatrici dei messia che avrebbero rivoluzionato lo scenario popolare italiano. Ero al liceo, possedevo una copia del cd in questione in quanto andavo in classe con uno dei pochi proprietari di un masterizzatore della mia piccola citta', e per un fortunatissimo caso costui era anche un musicista e appassionato di prog, che quindi mi passo' l'album. Frequentavo tanti musicisti in quel periodo, il clima che si creava in quei garage freddi, fumosi e puzzolenti era qualcosa di spettacolare; l'alcol, l'hashish, le ragazze, le prime esperienze in tutto, ovviamente era un periodo di grande entusiasmo, pero' ricordo che c'era sincera speranza e, perche' no, aspettativa, che quella apparizione aliena sanremese potesse davvero cambiare qualcosa. Forse eravamo troppo ingenui ed intrippati con il prog. Ad ogni modo, i Quintorigo tornarono a San Remo l'anno dopo, per un altro tentativo di colpo di stato, guadagnando un deludente premio per il miglior arrangiamento, e persero gradualmente popolarita' con il passare degli anni. Originari della Romagna, la band nasce nel 1992, ed ha dato alle stampe cinque album in totale, escludendo live, raccolte e tributi; il primo album, Rospo, e' sicuramente il migliore, ma anche il secondo, Grigio, merita certamente un ascolto. Da Grigio in poi, siamo nel 2000, il cantante John De Leo abbandona il gruppo, che prova a mantenere inalterato lo stile ingaggiando diversi cantanti nel corso degli anni ma con risultati molto lontani dai fasti dei primi due dischi. I cinque ragazzi si proponevano come educatori del palato musicale italiano, intendevano introdurre l'ascoltatore medio a generi di musica piu' educati, raffinati, come la classica ed il jazz, ma rivestiti di ritmi piu' assimilabili, melodie piu' immediate, per risultare piu' digeribili al rozzo ed ignorante ascoltatore italiano. Un pop colto, una canzone leggera raffinata, una musica popolare aulica, questo volevano essere i Quintorigo, e sulla carta funzionava alla stragrande, peccato che il primo disco non abbia venduto molto, il secondo ancora meno, il successo commerciale e la popolarita' non sono mai arrivati, ed il gruppo, demoralizzato, ha rinunciato ai propri obiettivi. Con uno schieramento di tre archi, Andrea Costa al violino, Stefano Costa al violoncello e Stefano Ricci al contrabbasso, piu' un fiato, Valentino Bianchi al sax, e la summenzionata voce, la band romagnola propone un interessantissimo pop acustico, privo delle percussioni ma scandito dal ritmo del contrabbasso e della voce di De Leo, vero maestro del genere, con gli altri strumenti ad impersonificare il ruolo dei tipici strumenti rock come chitarra e tastiera. Inoltre il gruppo spazia fra vari generi, pur mantenendo i brani brevi ed in forma canzone, easy listening ed orecchiabili, come classica, jazz, funk, blues, presentando anche testi profondi, ironici, polemici, interpretati perfettamente da un grandissimo vocalist, che si ispira a Demetrio Stratos e suo degno erede. Basta ammirare l'immensa prova sul palco dell'Ariston. Il berlusconismo rampante che stava facendo in quegli anni strage di neuroni e terra bruciata intorno ad essi tramite la disintegrazione della cultura e di qualunque cosa avesse una vaga aurea intellettuale di certo non ha aiutato i nostri amici, anche se francamente penso sia stato davvero da ingenui pensare di sgretolare cosi' un sistema granitico ed inespugnabile che esiste in Italia da anni e sempre esistera'. Se n'e' discusso tanto, Fabio Zuffanti ci ha anche scritto un libro, nel nostro paese avra' successo e si ascoltera' sempre un certo tipo di musica perche' e' quello che piace agli italiani, o almeno alla maggior parte di essi, ne' piu' ne' meno. I Quintorigo avrebbero dovuto accontentarsi del loro pubblico e fare la musica che sanno fare, ci sono tanti ammiratori innamorati dei loro primi album e che sono rimasti delusissimi nel veder precipitare cosi' un gruppo dal grandissimo potenziale e dallo stile unico. Ma poi chi sono io per dire cosa dovrebbe fare uno. Tornando all'album, la prima traccia, Kristo Si'! e' un funky di denuncia della religione, con John che ha un dio che non lo lascia ne' vivere ne' morire. Canzone trascinante, dal gran ritmo, originale e di impatto, maestosa la prova vocale. Si prosegue con Rospo, il brano di San Remo, e probabilmente miglior pezzo del disco. Le liriche innanzitutto, narranti di un rospo tramutato in uomo che pero' trova disgustoso l'ambiente in cui si trova ora, l'ipocrisia, la finzione, i meccanismi umani. E mi chiedo quanti degli spettatori che hanno assistito all'esibizione hanno colto il senso delle parole "moralita' formalita', disgusto, ipocrisia televisiva, conati". Musicalmente si tratta di una canzone molto melodica, pop, resa pero' particolare dall'utilizzo degli strumenti classici. La terza traccia, Nero Vivo, e' un attimino meno ariosa, piu' dark, ancora riuscitissima, ritmata, arricchita da un grande assolo di sax. Zapping, appena due minuti di lunghezza, strumentale, spazia fra vari generi, classica, jazz e anche un po' di folk. Sogni o Bisogni e' un altro pezzo ispiratissimo, grande incedere strumentale, a meta' fra funk e soul, con la voce che trascina il brano ed una perfetta prova di tutti i musicisti. Tradimento e' piu' lenta, vagamente malinconica, condotta ora dalla voce ora dal sax, altro bel pezzo. Deus Heures De Soleil e' molto interessante: voce distorta, violino e violoncello piu' aggressivi ed abrasivi nella strofa, toni ariosi e voce pulita nel ritornello, sicuramente un'altra delle tracce piu' riuscite del prodotto. Un'altra caratteristica della band in questione e' l'utilizzo di lingue diverse, soprattutto italiano, ma pure inglese e francese, anche nello stesso brano. Momento Morto e' piu' calmo, anche se non completamente rilassato, caratterizzato da un tappeto di archi su cui si innesta la voce di John, ed il violino suonato a mo' di chitarra elettrica nel ritornello. Il sax fa sempre un ottimo lavoro di ricamo e riempimento. Vi e' poi una cover di Heroes di David Bowie, completamente stravolta e reinterpretata dai nostri. In We Want Bianchi compare l'unica batteria, grazie all'ospite Roberto Gatto, che ne fa la canzone piu' rock del lotto: trascinata da intrecci di sax e violino, vagamente jazz e sudamericana, e' uno strumentale con il cantante che non parla ma vocalizza solo, ed e' uno spettacolo sentirlo usare l'ugola come uno strumento aggiunto. Chiude una versione dub di Kristo Si', particolarissima. Mi sembra doveroso chiudere il post con il video della loro esibizione in quel di San Remo, era il 1999, il declino della penisola italica era appena cominciato.

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