venerdì 25 luglio 2008

Nuova Era - Dopo l'infinito (1989)

I Nuova Era sono stati la più piacevole scoperta musicale degli ultimi anni per quanto mi riguarda. Infatti dopo il mio primo approccio al prog ho ascoltato tutti i gruppi più importanti, di solito questi coincidono con i migliori, quindi dopo alcuni anni di continue scoperte e sbronze progressive, piano piano cominciavo a giudicare mediocri se non brutti i lavori che ascoltavo. Senza fare nomi. Quando un paio di anni fa ho scoperto i Nuova Era ne sono rimasto folgorato, sono semplicemente bravissimi, a parer mio il miglior gruppo italiano post seventies. Ovviamente ben pochi li conoscono, sono rimasti confinati nel circuito underground, senza mai raggiungere la visibilità che meritano, comunque la loro schiera di fan ce l'hanno. Nascono a Firenze nel 1986 per opera del tastierista Walter Pini e si sciolgono nel 1996 dopo quattro album in studio. Di questi quattro album ne recensirò tre, solo perchè il primo è un pò acerbo. Gli altri componenti sono Enrico Giordani al basso, Gianluca Lavacchi alla batteria e Alex Camaiti alla chitarra e alla voce; tutte le composizioni sono di Walter Pini, veramente ricco di talento, mentre i testi sono di suo fratello Ivan. Il loro stile deriva direttamente dal sound ELP, infatti le tastiere sono le principali protagoniste, la chitarra è spesso solo un accompagnamento, l'occupazione principale di Camaiti è infatti il canto, per questo ricordano anche qualcosa del Banco. Ovviamente la tecnica di Pini non è paragonabile a quella di Emerson ma ha molte ottime idee, oltre ad un gusto melodico tutto italiano, che rende le composizioni piacevoli e divertenti. Dopo l'infinito è un concept sulla solitudine, narra di un uomo persosi nello spazio con la sua astronave che gradualmente impazzisce finchè trova un altro pianeta su cui vivere; purtroppo il pianeta è frutto della sua immaginazione. Un aneddoto interessante racconta che una pubblicità di una macchina giapponese ha adottato un pezzo di questo album come colonna sonora dello spot. L'album è diviso in due lunghe suites, Dopo l'infinito e Pianeta trasparente. Walter finalmente acquista convinzione e sicurezza e mostra tutto il suo talento, a livello tecnico ma soprattutto compositivo, utilizzando un gran numero di tastiere e di timbri. Il brano comincia con una linea melodica piacevole condotta da piano e synth, su cui si innesta la voce di Alex, completamente a suo agio sul tappeto di tastiere; poi evolve in un pezzo strumentale stupendo, sembra davvero di sentir suonare Keith Emerson, la musica si fa sinfonica al massimo e il pathos raggiunge quote elevatissime; in seguito Walter passa all'organo, mentre Alex ricanta e suona finalmente la chitarra per un altro grandissimo pezzo; la coda è invece una accelerata per sola tastiera (e sezione ritmica ovviamente) e gli elogi qui si sprecano. Pianeta trasparente parte con un pezzo pop molto orecchiabile, ma il bello deve ancora arrivare: da questo momento in poi Walter è assoluto protagonista e si scatena in pomposità e sinfonismi senza dimenticare la melodia (Emerson docet), le sue fughe sono passionali, genuine, spaziali, riescono ad essere incredibilmente seventies e progressive, pur nella loro relativa semplicità. Da non sottovalutare il lavoro degli altri componenti della band che supportano alla grande il loro leader. In conclusione si può parlare di un grande gruppo, in gran forma, con un compositore in grado di unire eleganza ad orecchiabilità, tecnicismi a melodia, con una profonda nostalgia per il bel periodo che fu, di cui tenta di riprodurre fedelmente le atmosfere. Una piacevole ed inaspettata scoperta.

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